01.03.2009

Scoperto cucciolo di foca vecchio 3 milioni di anni

Viene segnalato il ritrovamento di resti di Pinnipede (Pinnipedia) dai membri Simone Casati e Marco Zanaga del gruppo amatoriale AVIS Mineralogia e Paleontologia di Scandicci (GAMPS). Nei pressi di Siena sono stati recuperate in sedimenti pliocenici (circa 3 milioni di anni) parti dello scheletro (dita della pinna e due denti di latte) di un cucciolo di foca.

I Pinnipedi comprendono Carnivori altamente specializzati per la vita acquatica, quasi esclusivamente marina (solo poche specie vivono in acqua dolce). Il loro corpo mostra caratteri unici, sopratutto nella morfologia esterna, nello scheletro e adattamenti fisiologici alla vita acquatica. Il loro corpo é piú o meno fusiforme, gli arti presentano i segmenti prossimali molto corti, mentre mano e piede sono palmate, con dita lunghe, che fungono da natatoie.

I vertebrate marini nel record fossile italiano sono rappresentati essenzialmente da pesci e mammiferi, tra cui Cetacei, Cirenii e rai casi di Pinnipedi, anche per questo la nuova scoperta é notevole.
I resti di Pinnipedi segnalati in sedimenti italiani comprendono un cranio incomplete, un frammento di mandibola e alcuni denti isolate. Il cranio e la mandibola, appartenenti a un unico individuo, furono scoperti vicino a Rocciamorice (CH), in una cava di calcari bituminosi di eta miocenica (7 milioni di anni). I resti furono descritti nel 1871 da Guiscardi come Phoca gaudini, - oggi Monotherium gaudinii - un Pinnipede della sistematica tuttora poco chiara.
Singoli denti, anch essi attribuiti a un Pinnipede miocenico, furono descritti da De Alessandri nel 1897, proveniente dalla Pietra di Cantoni del Basso Monferrato (Piemonte).

Dal Plio-Pleistocene italiano é stata conosciuta solo una specie, Pliophoca etrusca, descritta nel 1900 da Antonio Di Paco, e proveniente dai sedimenti pliocenici nei pressi di Orciano Pisano (Toscana). L´eccezionale scheletro quasi completo é conservato oggi nel museo di storia naturale di Calci.
Altri resti frammentari di questo genere – tra cui una mandibola quasi integra, provengono da Podere Nuovo presso Saline di Volterra (PI) (UGOLINI 1902; TAVANI 1934).

Il genere Pliophoca viene ritenuto un genere strettamente imparentato e anche possible progenitore dell´attuale foca monaca Monachus monachus, un mammifero endemico dell´Meditarraneo e le coste africane.

BIBLIOGRAFIA:
BONFIGLIO, L. (ed) (2005): Paleontologia dei vertebrate in Italia. Evoluzione biologica, significato ambientale e paleogeografia. Memorie del museo civico di storia naturale di Verona – 2. serie.