12.05.2010

Sinbad and the Eye of the Tiger (1977)

Sinbad e l'occhio della tigre è il terzo (Sinbad and the Eye of the Tiger 1977) di una serie di film fantasy basata sui mitici viaggi dell'esploratore arabo.
Con 7 milioni di dollari fu, come molte volte succede con i sequel, il più costoso in produzione di tutti i tre film.
Mentre la parte filmata con gli attori reali in varie località della Spagna, Malta e Giordania fu realizzata in appena cinque mesi nel 1975, il mitico Ray Harryhausen impiego un anno è mezzo (Ottobre 1975 - Marzo 1977) per la postproduzione è l' implemento delle sue creature nella sceneggiatura.

La trama del film è indubbiamente ispirata dalle note avventure di mille è una notte: per ritrasformare il fratello della sua sposa tramutato in babbuino, Sinbad deve raggiungere una mitica piramide nella terra di Iperborea. Durante il viaggio incontra creature pacifiche, come un troglodita che lo aiuterà nell'avventura, ma anche mostruose, come un tricheco gigante. Sempre inseguiti dalla malvagia strega colpevole della trasformazione iniziale, che viene assecondata da Minaton, un Minotauro Cyborg imparentato con Chewbacca. Niente da dire, Harryhausen si è sbizzarrito nel creare i protagonisti indiscussi del film. Il show down finale vede l' apparizione dello Smilodon, la tigre dai denti a sciabola.


Fig.2. Smilodon, trovato su Koprolitos-Blog.

Le tigri dai denti a sciabola o macairodonti (Machairodontinae) sono una sottofamiglia di felidi estinti, caratterizzati dall'allungamento spropositato dei due canini superiori. Il gruppo ha avuto un notevole successo nel cenozoico, molto diffuso dal Miocene in poi, con rappresentanti sul continente americano, africano e eurasiatico. Non ha rappresentanti moderni, è la denominazione tigre (nel senso del genere Panthera) dal punto sistematico è incorretto.

10.05.2010

If a bonobo say NO did he mean NO?

"Head-shaking gestures are commonly used by African great apes to solicit activities such as play. Here, we report observations of head shaking in four bonobos apparently aimed at preventing the recipient from doing something. This may reflect a primitive precursor of the negatively connoted head-shaking behavior in humans. Further investigations are needed to clarify the preventive function of head shakes and their evolutionary role in the evolution of negation in humans."

BIBLIOGRAFIA:

SCHNEIDER, C.; CALL, J. & LIEBAL, K. (2010): Do bonobos say NO by shaking their head? Primates. Published online 24 April 2010 : doi 10.1007/s10329-010-0198-2

Sembra che perfino tra i nostri cugini i scimpanzé bonobo si é diffusa la conoscenza della qualitá delle documentazioni scientifiche sui nostri canali...

08.05.2010

Paleomammiferi: ultimi 100 anni

Fino al 1960 più di 50.000 articoli scientifici erano stati pubblicati che si occupano tematicamente con la paleontologia dei mammiferi.

Mentre i primi paleontologi all'inizio del 19. secolo si erano occupati in generale di paleontologia, spesso includendo nei loro interessi tutti i vertebrati, dalla seconda meta si osserva una specializzazione in diverse branche di studio. Con l'introduzione del concetto di evoluzione nel 1859 e l'abisso del tempo geologico, l'interesse si focalizza soprattutto alla storia paleontologica umana. Il celebre dibattito tra Huxley e Wilberforce il 30.giugno 1860, assistito da molti interessati, mostra che l'interesse della nostra origine si diffonde anche nel pubblico generale.

Nel 1856 in una grotta nella valle di Neander vengono scoperti i resti del celebre uomo, ma l'interpretazione di questi fossili e artefatti in pietra, attribuiti agli antenati dell'uomo, causerà agguerriti dibattiti.
Nel 1863 il geologo inglese Lyell pubblica "The Geological Evidences of the Antiquity of Man", in cui raccoglie le prove per la contemporaneità di artefatti umani e la fauna diluviana nel passato geologico, e stabilisce l'idea dell'antichità del nostro genere e le basi scientifiche per la paleoantropologia.

Con l'imperialismo e colonialismo europeo ricercatori del vecchio mondo sono in grado di studiare mammiferi fossili da quasi tutte le parti del mondo, dai fossili del Miocene greco ai cetacei dalla Russia. La scoperta di ominidi nelle colonie europee dell'Africa stimolano ulteriormente la ricerca condotta sulle origini dell'umanità.
Nel 1914 il geologo tedesco Hans Reck raccoglie nella gola di Oldoway piú di 700 ossa e scopre un scheletro umano con caratteri molto moderni, che tramite la stratigrafia del sito viene datato alla notevole etá di 800.000 a 1.000.000 milione di anni. La scoperta suscitá l´interesse e il sito negli successivi decenni verra studiato intensamente, con il risultato della scoperta di molti ominidi pliocenici e pleistocenici.

Fig.1. Hans Reck nel 1914 scopre nella gola di Oldoway un scheletro umano pressoché completo (OH1): La scoperta suscitera l´interesse per la regione, ironia della sorte che il reperto in seguito si rivelera una tomba neolitica di Homo sapiens.

Nel 20. secolo nuove tecnologie come la datazione radiometrica, e nuove teorie geologiche, come la deriva dei continenti, aiutano a chiarire la biogeografia e danno nuovi impulsi alla sistematica, appena nel 1945 viene pubblicata la sistematica che sta alla base della classificazione moderna dei mammiferi, George Gaylord Simpson "The principles of classification and a classification of Mammals."

Fig.2. Generi di mammiferi mesozoici descritti dal 1830 fino al 2003, quantitá assoluta e descizione per decennio. Si possono riconoscere tre fasi, dal 1870 al 1880 le ricerche condotte da Owen (1871) sui mammiferi della formazione di Purbeck e Stonesfield, e i lavori di Marsh (1879-1889) sui mammiferi del Giurassico e Cretaceo del Nord America. Nel 1920 Simpson (1928/1929) riforma la classificazione e aggiunge nuovi generi. Dal 1960-1970 inizia la moderna fase di ricerche su mammiferi del Mesozoico (da JAWOROWSKA et al. 2004).

Il 1960 è anno importante dato che vengono pubblicate molte opere che fanno luce sull'origine delle linee evolutive dei mammiferi recenti, inoltre escono i primi articoli moderni sui mammiferi mesozoici, la cui esistenza era stata messa in dubbio in precedenza. Anche se mammiferi fossili erano conosciuti dal Giurassico già da quasi 100 anni, la relazione tra mammiferi mesozoici e cenozoici era praticamente sconosciuta, come era sconosciuta la relazione dei primi terapsidi con i loro discendenti mesozoici.
Progressi nella biostratigrafia e ricerche sull'intero globo spostarono la conoscenza dei moderni gruppi fino al limite C-P. L'ipotesi di Alvarez proposta tra il 1960 e 1970 di un impatto alla fine del cretaceo accese un dibattito sull'apparente improvvisa radiazione dei mammiferi all'inizio del Paleocene.

Con la ricerca sistematica si osserva un'esplosione nei taxa conosciuti, tra il 1960 e 2003 vengono descritti 200 nuovi generi di mammiferi fossili, quadruplicando i generi fino a allora classificati.


Fig.3. Ricostruzione dell´artista Olduvai George, alias Carl Buell, di Sinodelphys per il libro "Evolution; What the Fossils Say and Why It Matters" uscito nel 2007 (PROTHERO & BUELL). Sinodelphys é il piú antico e primitivo mammifero con una possibile relazione coi marsupiali (Metatheria s.l.) finora conosciuto. I suoi resti fossili sono stati scoperti nel 2003 in sedimenti vecchi 125 milioni d` anni dalla China, Provincia Liaoning, sito che ha regalato anche i noti dinosauri piumati della fauna di Jehol.

Oggigiorno 4.000 generi fossili e piú di 1.000 generi recenti di mammiferi sono descritti - il gruppo di vertebrati con la maggiore diversificazione e adattabilità conosciuta.


BIBLIOGRAFIA:


COHEN, C. (1998): Charles Lyell and the evidences of the antiquity of man. In: BLUNDELL, D. J. & SCOTT, A. C. (eds) Lyell: the Past is the Key to the Present. Geological Society, London, Special Publications 143: 83-93.

JAWOROWSKA, Z.K.; CIFELLI, R.L. & LUO, Z.-X. (2004): Mammals from the age of Dinosaurs origins, evolution, and structure. Columbia University Press, New York.

POLLY, D.P.; LILLEGRAVEN, J.A. & LUO, Z-X. (2005): Introduction: Paleomammalogy In Honor of Professor Emeritus William Alvin Clemens, Jr. Journal of Mammalian Evolution 12(1/2); 3-8; DOI: 10.1007/s10914-005-6942-5
RECK, H. (1933): Oldoway. Die Schlucht des Urmenschen. Leipzig

07.05.2010

If Science Worked Like Religion


In what extinction cause you believe?


06.05.2010

Special Feature: The Neandertal Genome

In the 7 May 2010 issue of Science, Green et al. report a draft sequence of the Neandertal genome composed of over 3 billion nucleotides from three individuals, and compare it with the genomes of five modern humans. A companion paper by Burbano et al. describes a method for sequencing target regions of Neandertal DNA. A News Focus , podcast segment, and special online presentation featuring video commentary, text, and a timeline of Neandertal-related discoveries provide additional context for their findings.

"Neandertals, the closest evolutionary relatives of present-day humans, lived in large parts of Europe and western Asia before disappearing 30,000 years ago. We present a draft sequence of the Neandertal genome composed of more than 4 billion nucleotides from three individuals. Comparisons of the Neandertal genome to the genomes of five present-day humans from different parts of the world identify a number of genomic regions that may have been affected by positive selection in ancestral modern humans, including genes involved in metabolism and in cognitive and skeletal development. We show that Neandertals shared more genetic variants with present-day humans in Eurasia than with present-day humans in sub-Saharan Africa, suggesting that gene flow from Neandertals into the ancestors of non-Africans occurred before the divergence of Eurasian groups from each other."

BIBLIOGRAFIA:
GREEN et al. (2010): A Draft Sequence of the Neandertal Genome. Science 328 (5979):710 - 722 doi: 10.1126/science.1188021

Eohomo

30. Giugno nell´anno del signore 1860, museo dell´università di Oxford, l´annuale riunione della "British Association for the Advancement of Science" é incominciata. Scienziati, preti, uomini e donne di ogni rango si sono accomodati nei banchi di legno, per seguire una disputa sulla domanda più importante - da dove veniamo?

Per primo parla Thomas Henry Huxley, zoologo e sostenitore di un'idea nata solo da circa un anno, sull'origine dell´uomo e le similarità tra i cervelli dell´uomo e delle scimmie.
Huxley é sostenitore di un libro uscito nel 1859 scritto da un teologo-naturalista nativo dello Shropshire, a tal punto, che si é guadagnato il nomignolo di "mastino di Darwin".
Darwin, dopo studi durati quasi 30 anni, afferma che le specie non sono immutabili, ma tutto il creato osservabile - é anche l´uomo- nel mondo attuale si é "evoluto" da forme più antiche, e che l´uomo é la scimmia sono "imparentate" in tempi geologici. Le specie discendono da un antenato comune, e le specie non sono state create in un unico atto divino.


Su quello che succede poi non esiste un protocollo ufficiale, ma Huxley racconterà la faccenda (o la sue versione su di essa) nella sua autobiografia:
Alla fine del brillante discorso, alza la voce l'arcivescovo Samuel Wilberforce di Oxford é si permette di chiedere all´oratore "é attraverso suo nonno o sua nonna che discenda dalle scimmie?" Huxley, stando alle sue memorie, in quel momento sa che "Dio l´ha messo nelle mie mani!", é tranquillo risponde "Preferisco discendere da una scimmia, che da un uomo di cultura che ha prostituito il sapere e l´eloquenza al servizio del pregiudizio e della falsità".
Nessuno aveva mai cosi definito un uomo di Chiesa.


A quel punto l´uditorio esplode, una signora sviene a quelle parole, é il rinomato Capitano Robert Fitzroy* perfino é tentato di tirare la sua bibbia contro Huxley.

Ma ormai la maggioranza degli scienziati presenti ha preso le parti di questa "teoria sull´evoluzione", presentata negli ultimi anni da un gentiluomo naturalista inglese, Charles Robert Darwin, e uno studioso naturalista gallese di nome Alfred Russel Wallace. Entrambi, osservando le varietà del mondo naturale che li circondava, ma anche i fossili che non mostravano nessuna appartenenza a questo, avevano formulato una teoria, secondo cui specie potevano mutare, creare nuove specie, adatte a tutte le nicchie ecologiche che il pianeta offriva. Sara sola questione di tempo finche questa teoria verrà adoperato anche sull'origine dell´uomo, che finora si era visto sempre distaccato dal mondo naturale.

La chiesa anglicana si ritirerà su questa discussione, ritenendola un problema scientifico, non teologico o filosofico. Quella cattolica resterà invece decisamente contraria all´ipotesi di Darwin, sopratutto sul fatto della discendenza dell´uomo.
Anche nei circoli mondani si dovrà rivedere alcune posizioni, il primo ministro Benjamin Disraeli aveva, infatti, affermato poco dopo la pubblicazione di Darwin: "Il signor Darwin sarà pure disceso da una scimmia; io, invece, discendo dagli angeli."
Ma già i primi studi anatomici tra uomo e scimmie antropomorfe mostrano nelle parole stesse di Huxley "Possiamo prendere gli organi che preferiamo, comparare le loro modificazioni nella linea delle scimmie ci mostra sempre solo un risultato: le differenze anatomiche, che ci sono tra uomo, gorilla e scimpanzé, sono di gran lunga minore che quelle tra gorilla e tutte le altre scimmie minori."


Fig.1. Huxley 1876: Eohomo e Eohippus

*Per sfiatare un mito che vede Fitzroy antievoluzionista per motivi di ignoranza - Fitzroy era un competente navigatore e un abile geologo amatoriale, durante il viaggio del "Beagle" collezionava dati geologici per dimostrare l´idea del diluvio universale, una ipotesi ritenuta verosimile e molto diffusa al tempo, fu anche lui a dare la copia dell´opera di Lyell "Priniples of Geology" a Darwin. Purtroppo Fitzroy era anche di carattere molto (troppo) conformista.

05.05.2010

Quando gli pterosauri erano ancora mammiferi

"There existed at a certain but unknown era of the world, animals so different from any which we are acquainted in a living state, that we seems almost lost in our attempts to understand their structure,so awkward and uncouth does it appear."
Newman 1843


Nella storia della paleontologia sembra essere un tema ricorrente il tentativo non solo di paragonare il passato al presente, ma di classificare vertebrati fossili tra i vertebrati che conosciamo meglio: i mammiferi. Sia dinosauri che uccelli nel passato sono stati attribuiti a questo ordine, ma anche i vertebrati forse più misteriosi che si conosca: i pterodattili.

Il direttore del cabinetto delle curiosità del principato della Pfalz (a sudovest della odierna Germania) Cosimo Alessandro Collini fu il primo a rappresentare un pterodattilo nel 1784. Basandosi sui fossili di pesci e crostacei associati della scoperta, che proveniva da una cava per calcarei nei pressi della città di Eichstätt (Baveria), postulo che lo strano animale doveva essere una creatura marina, ma non si espresse ulteriormente.
Fu il naturalista francese-tedesco Johann Hermann (1738-1800), basandosi sulla rappresentazione di Collini, il primo a postulare che la creatura possedeva una membrana alare sorretta dal quarto dito della mano e che era un animale in grado di volare.
Nel marzo del 1800 contatto il paleontologo francese Cuvier con una lettera, in cui presento la sua ricostruzione della specie come un mammifero con un corpo coperto da peli (che nel reperto originale, che comunque Hermann non aveva potuto studiare, non sono conservati), ampie ali che ricordano quelle di un pipistrello - soprattutto nella parte tra il collo è il braccio dell’ animale, come tra gli arti inferiori, e quello che sembrano dei organi genitali esteriori (?).
Nel 1801 il naturalista francese Cuvier studiando il disegno di Collini riconobbe che questo animale aveva poco in comune con vertebrati moderni. Senza mai vedere il reperto originale Cuvier confermo che il quarto dito della mano, straordinariamente allungato, in vita aveva sopportato una membrana, che la creatura usava per spiccare il volo. Questa caratteristica diede anche il nome scientifico all'animale Pterodactylus - dito volante.

Stranamente Cuvier annota che si tratta dell'animale più strano della preistoria, senza forme recenti paragonabili. Forse Cuvier comprese che la sua classificazione del pterodattilo tra i rettili non sarebbe stata accettata universalmente.
Infatti anche dopo Cuvier alcuni autori ritorneranno all´idea che lo pterodattilo fosse un animale marino, i cui arti fungevano da pinne.

Nello schema classico la fisiologia dei rettili era ritenuta di gran lunga inferiore a quella di moderni vertebrati, uccelli e mammiferi, che erano in grado di volare, un'attività energeticamente molto costosa.
Il paleontologo inglese Owen accetta la classificazione come rettile, ma osserva che il metabolismo di questi rettili li abilitava solo a voli insicuri e le loro dimensioni massime non potevano raggiungere o superare quelle dei moderni vertebrati con un metabolismo efficiente.
Nel 1847 questa teoria fu rifiutata grazie a "Pterodactylus giganteus", animale che con un´apertura alare di 4,7m supera ogni mammifero volante e ogni uccello moderno.


Edward Newman (1801-1876) era un naturalista che in principio si dedico all´entomologia, ma negli anni tardivi della sua carriera fonda la rivista "The Zoologist", in cui nel 1843 pubblico la sua opinione sui pterodattili, in cui oso contraddire Cuvier.
Dato la somiglianza dello scheletro con odierni pipistrelli, e la necessità di un metabolismo endotermico, classifica i pterodattili tra i mammiferi, come già il naturalista e anatomo tedesco Thomas von Sömmerring aveva notato le somiglianze tra pterosauri e pipistrelli.
La celebre ricostruzione di Newman mostra un animale simile a un marsupiale volante, gruppo che si sapeva di antica origine, con una pelliccia e grandi occhi e orecchie.



Fig.1. Ricostruzione secondo l´ipotesi di Newman di Pterodactylus crassirostris e nella parte inferiore Pterodactylus brevirostris
.

Harold Govier Seeley dedica una monografia ai “Dragons of the Air” (1901), in cui da ampio spazio alla descrizione delle somiglianze anatomiche tra uccelli e pterosauri, e implica un modo di vita e un altrettanto modo di volo attivo.
Pero nel mondo anglosassone nei decenni successivi prevale la ricostruzione a forma di rettile classico, a dispetto di quello germanico, in cui le ricerche di Goldfuss e la sua interpretazione di piccole conce sulle ali conservate di alcuni fossili della Baviera come follicoli per peli sono accettate è danno la possibilità a ricostruzioni di animali molto più dinamici.

La ricerca moderna ha infine constatato che pterosauri erano coperti sul corpo da peli e che sono più strettamente imparentati con gli arcosauri, la collocazione di questi “peli o setole” nella parte più esterna dell’epidermide ne fa delle strutture evolute a parte, non comparabili con la pelliccia dei mammiferi.


BIBLIOGRAFIA:
NEWMAN, E. (1843): Note on the Pterodactyle Tribe considered as Marsupial Bats. The Zoologist 1: 129

RISORSE:
NIEUWLAND, I.. (2010): Newman’s flying bats, 1843. ARCHAEOPTERYX -Chapters in the history of palaeontology BLOG

Ringrazio FABIO MANUCCI per le segnalazioni e ulteriori informazioni in merito alla tematica.