03.11.2010

Platearostrum hoekmani – un nuovo inusuale delfino pliocenico

Dai sedimenti del Pliocene-Pleistocene affioranti in fondo al mare del nord è stata annunciata la scoperta di una nuova specie della famiglia dei delfini (è stata attribuita preliminarmente ai Globicephalinae), Platalearostrum hoekmani caratterizzata da un rostro a forma di spatola (da cui il nome), la cui descrizione è stata pubblicata dai ricercatori Klaas Post e Erwin Kompanje del Museo di Scienze naturali di Rotterdam nella rivista Deinsea.
I resti parziali del cranio (perlopiù la parte superiore della mandibola sinistra) sono stati recuperati dal fondo marino nel novembre 2008 grazie alle reti usate dalla navi per la pesca di fondo.


Fig.1. Olotipto di Platearostrum hoekmani da POST & KOMPANJE 2010.

La conformazione inusuale della parte anteriore del rostro, ampia e curvata in su, formando una sorta di spatola, e la superficie ruvida dell’ osso, adatta ad attaccare tessuto muscolare, fa ipotizzare che l’ osso sosteneva una grande massa di tessuto.
Mod
erni delfini possiedono una struttura in tessuto di grasso e fibroso nel muso, parte del loro sistema di ecolocalizzazione, usato come lente acustica per focalizzare i loro ultrasuoni, la ricostruzione attuale di Platalearostrum assume in base alla conformazione dei resti scheletrici un melone particolarmente sviluppato, che si estendeva sopra ai lati delle mandibole formando un muso molto “gonfiato”.

Fig.2. Ricostruzione di Platearostrum hoekmani da parte di Remie Bakker pubblicata in POST & KOMPANJE 2010.

Bibliografia:

POST, K. & KOMPANJE, E.J.O. (2010): A new dolphin (Cetacea, Delphinidae) from the Plio-Pleistocene of the North Sea. Deinsea 14:1-14

05.08.2010

Pakasuchus: Il "coccodrillo gatto"

Dopo due anni di studi ricercatori dell’Università dell’Ohio hanno pubblicato la descrizione di una nuova specie di coccodrillo che mostra una peculiarità molto "mammaliana".
Le somiglianze ritrovate hanno perfino indotto i paleontologi a designare la specie
con il termine swahili per "gatto” (Paka): Pakasuchus kapilimai (anche se le due specie sistematicamente non centrano nulla – restiamo a osservare se i media generali capiranno il concetto).

Fig.1. Ricostruzione di Pakasuchus kapilimai (National Science Foundation / Zina Deretsky).

Il fossile pressoché completo (soprattutto il cranio) dell'animale è stato scoperto nel 2008 sulle sponde di un fiume in un bacino secondario della Rift Valley africana,
Rukwa Rift Basin nei pressi del lago Tanganica nello stato della Tanzania. I sedimenti fluviali da cui proviene il reperto sono datati a 105 milioni di anni, è hanno restituiti inoltre una grande varietà di altre specie di rettili, dinosauri e pesci (speriamo che in futuro sentiremo altre novità di questo giacimento).

I grandi coccodrilli moderni con i loro denti conici sono perfettamente adattati a catturare, trattenere e trascinare le loro prede, ma non a masticarla e processare il cibo già nella cavità orale. A differenza di essi, la nuova specie mostra molte peculiarità che ricordare tratti di mammiferi, era un animale piccolo e gracile, le placche ossee tipiche dei coccodrilli mostrano una riduzione per minimizzare la massa del corpo e aumentare la sua mobilità e gli arti sono molto snelli in relazione al corpo, ma la più grande sorpresa paleontologica è la complessa dentizione che questa specie aveva sviluppato. Il numero complessivo dei denti è molto ridotto se comparata ai coccodrilli moderni, ma altamente specializzati con una pronunciata conformazione eterodonte - i denti posteriori ricordano dei molari, sono ampi è le loro corone relative combaciano, formando come nei mammiferi delle placche capaci di tritare il cibo.

Fig.2. Cranio di Pakasuchus kapilimai, che in un' primo momento ricorda veramente il cranio di un sinapside, a parte che le aperture del cranio non coincidono (AFP / National Science Foundation / John Sattle).

Questi è altri caratteri pongono la nuova specie tra o relativa al sottoordine dei Notosuchia, un gruppo di “coccodrilliformi” diffuso tra i 110 agli 80 milioni di anni fa sul continente australe di Gondawana e relativi subcontinenti dal Cretaceo in poi.

Uno sbalorditivo esempio di evoluzione convergente - secondo l'ipotesi preliminare formulata in base agli ultimi ritrovamenti, questi rettili si sono adattati sull’emisfero australe alle nicchie che nell’emisfero boreale erano occupati dai mammiferi: piccoli, ma agili predatori specializzati a inseguire e processare piccole prede come insetti e vertebrati di minore stazza.


Bibliografia:

CONNOR et al. (2010): The evolution of mammal-like crocodyliforms in the Cretaceous Period of Gondwana. nature 466: 748-751

31.07.2010

Nuove specie di "ratto gigante" descritte dall´Indonesia

Ricercatori australiani hanno pubblicato l´immagine dei resti di una nuova specie di roditore fossile attribuita al genere Coryphomys, comparabile dalla morfologia con l´odierno genere Rattus, ma notevolmente piú grande con un peso stimato di 6 chilogrammi.
I resti fossili, che comprendono in complessivo 11 nuove specie di roditori, provengono da scavi archeologici in sedimenti di caverne datati dai 1.000 ai 2.000 anni dell´isola di Timor.
L´eta molto recente di questi fossili nutre un cauto ottimismo: Secondo i ricercatori é possibile che alcune di queste specie, conosciute al momento solo allo stato fossile, si rivelino tuttora viventi nella foresta pluviale che ricopre ancora il 15% dell´isola.

Fig.1. Comparazione dei resti fossili di Coryphomys con un cranio di ratto comune (Rattus rattus), vista ventrale, immagine AFP / CSIRO / Ken Aplin.

I rappresentanti dei Murinae (il gruppo che comprende topi e ratti) piú grandi viventi sono attribuiti al genere Mallomys, endemico dell´Indonesia, e che in alcune specie possono raggiungere un peso di 2 chilogrammi.

Bibliografia:

APLIN et al. (2010): Quaternary Murid Rodents of Timor Part I: New Material of Coryphomys buehleri Schaub, 1937, and Description of a Second Species of the Genus. Bulletin of the American Museum of Natural History: 3411 DOI: 10.1206/692.1

Video con esemplare di Mallomys:


30.07.2010

Adotta un Dimetrodon!

Secondo un sondaggio condotto dalla rivista “nature” nel 2009 una percentuale di 63% degli giornalisti hanno usato dei blog come fonti o spunti per le loro notizie scientifiche (BRUMFIELD 2009).
Questo potrebbe essere uno sviluppo positivo considerando il crescente numero di ottimi blog scientifici (prevalentemente inglesi), ma naturalmente nel paese dei cachi in ambito scientifico si sceglie una via “alternativa”.

Avevo segnalato 10 giorni fa un post su un tipico blog di fuffa, già per se al limite del sopportabile in ambito paleontologico, ma comunque errori grossolani che penso si debba far risalire alla fonte originale, e non sorprende che sia l’ ANSA. Difficile pensare che la “qualità” di tale fonte possa essere “sor(tto)passata”, ma purtroppo il sempre vigile Leonardo A. segnala una nuova perla del giornalismo “scientifico” prodotta dal “Corriere della Sera”.
Non c’e molta da aggiungere al commento e l’analisi di Leonardo, mi veniva da ridere per non piangere - questa “opera” di un giornale ufficiale (!) è perfino ancor a più scadente del post del blog privato (e da questo ne deduco dell’ ANSA) sopra menzionato.

Il testo a parte gli errori scientifici e grammaticali è in parte di un’infantilità sconcertante: rettili con le ali grandi come un elefante (mi dispiace, alla veloce non ho a portata un pachiderma per la comparazione) e che “urlano e balzano nell’aria”?
E se ci fosse ancora la remota speranza che l’autrice abbia almeno un dubbio e si informi prima di proseguire, ecco che segue questa frase che nella sua contraddizione è un paradosso di entità cosmica:

“I pelicosauri, dinosauri dotati di una enorme vela dorsale (come quella del dimetrodonte),…”

Che ironia della sorte (?), per usare questi termini e per l’immagine (vedi quella introduttiva del post) penso si debba aver fatto una breve ricerca su Wikipedia, ma per coniare questa frase, che più errata non può essere, è necessario ignorare volutamente e completamente quello che c’ e scritto…é proprio vero, i blog sono più scientifici del giornalismo (sigh!).
È infine mai, e poi mai citare la fonte scientifica di certe notizie…


E dato che mi diletto di fare l’indovino, prevedo che presto leggeremo delle testate giornalistiche di questo stampo: " Il canguro e un animale Sudamericano.

16.07.2010

Benvenuti nel paese dei puffi...


Dopo la mozzarella blu ecco i fossili blu - oramai il paese dei cachi fa parlare di se in ambito scientifico solo dalle bufale prodotte in esso...

Ancient Italian artefacts get the blues.

"A mysterious blue sheen that is creeping over precious archaeological artefacts has sparked a political firestorm in Italy. Scientists are battling local authorities to save the damaged collection — and determine who is to blame.
"

Fossile mette in dubbio la datazione della diversificazione principale nelle scimmie del Vecchio Mondo

I due rami evolutivi che hanno portata da un lato agli ominidi (Hominoidea), inclusi noi stessi, e dall’altro verso il gruppo dei moderni cercopitechi (Cercopithecoidea) si sono separati più recentemente di quanto finora postulato.
Questa nuova ipotesi di datazione si basa sul ritrovamento di un cranio parziale nell'odierna Arabia Saudita occidentale.


Dai resti frammentari conosciuti precedentemente e considerati intermedi tra i due gruppi, datati tra i 23 - 30 milioni di anni, si era concluso che la diversificazione sia avvenutoa come minimo tra i 30 ai 35 milioni di anni fa.


Ma i nuovi fossili, rinvenuti nel 2009 nella parte mediale della formazione geologica di Shumaysi, sono stati datati a un’età compresa tra i 28 e 29 milioni di anni, e comprendono parti del cranio di un individuo maschile.
I caratteri più distintivi, per la sua attribuzione a un antenato comune, sono un muso protruso, mancante delle cavità nasali laterali e dei grandi molari. Questi caratteri secondo gli autori della ricerca non coincidono con i fossili delle scimmie del Vecchio Mondo (Catarrhini) finora conosciute, è sembrano confermare l’attribuzione di questa specie nell’area di transizione dei due grandi gruppi compresi nei Catarrini, che secondo la nuova ricerca si sono separati appena 28 milioni di anni fa.


Fig.1. Il fossile rinvenuto…

Fig.2. ... è il geologo Mohammed Ali (uno degli autori della ricerca) davanti alla Formazione di Shumaysi in cui è avvenuto la scoperta (fonte per entrambi le immagini: University of Michigan / Museum of Paleontology / Iyad S. Zalmout).

Bibliografia:


ZALMOUT, I.S.; SANDERS, W.J.; MACLATCHY, L.M.; GUNNELL, G.F.; AL-MUFARREH, Y.A.; ALI, M.A.; NASSER, A.H.; AL-MASARI, A.M.; AL-SOBHI, S.A.; NADHRA, A.O.; MATARI, A.H.; WILSON, J.A. & GINGERICH, P.D. (2010): New Oligocene primate from Saudi Arabia and the divergence of apes and Old World monkeys. Nature Vol. 466: 360–364 doi:10.1038/nature09094

10.07.2010

Dimetrodon Is Not a Dinosaur !!

Tra affermazioni del giornalismo italiano che le balene discendono da una volpe, che i squali balene sono di fatto mammiferi, ecco un´altra perla del copia e incolla: citando un´ipotesi per spiegare l´evoluzione di creste nei "sauri", la notizia é accompagnata da un bell ´(?) esemplare di Dimetrodon. Ma nel testo si fa poi riferimento ai dinosauri !
Prosegue poi la mischia allegra tra dinosauri, pterosauri, rettili-mammiferi, mammiferi-uccelli, mammiferi mammaliani e altro ancora.
Una breve ricerca rivela che la notizia si sta diffondendo sui soliti siti dedicati alla fuffa. È un errore che potrebbe essere corretto con una breve ricerca: anche solo guardando su wikipedia: Dimetrodon é un PELYCOSAURO (non essendo troppo pignolo) - questo ulteriore esempio conferma - i blog italiani dedicati al "debunking" della paleontologia giornalistica sono assolutamente necessari.

Fig.1. Ricostruzione di "Dimetrodon" dal film "Yor".

Fig.2. Filogenia semplificata dei Sinapsidi in relazione a mammiferi e dinosauri - notare che Dimetrodon é un sfenocodonte, é parente piú stretto di noi che dei dinosauri, figura presa da KENNETH 2009.

Bibliografia:

KENNETH, D.A. (2009): Dimetrodon Is Not a Dinosaur: Using Tree Thinking to Understand the Ancient Relatives of Mammals and their Evolution. Evo Edu Outreach 2: 257 - 271