<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0' version='2.0'><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758</atom:id><lastBuildDate>Sat, 22 Sep 2012 07:50:42 +0000</lastBuildDate><category>Primates</category><category>Prototheria</category><category>P-movie</category><category>Pliocene</category><category>Estinzione</category><category>Miocene</category><category>Rodentia</category><category>Paleoumore</category><category>Ungulata</category><category>Eocene</category><category>Anatomia</category><category>Eutheria</category><category>Se la scienza è matta</category><category>Oligocene</category><category>Olocene</category><category>Synapsida</category><category>Tafonomia</category><category>Pubblicazioni</category><category>Paleontologia generale</category><category>Metatheria</category><category>Criptozoologia</category><category>Carnivora</category><category>Geologia</category><category>Ultime notizie</category><category>Paleocene</category><category>Pleistocene</category><category>Storia e Cultura</category><title>paleomammiferi</title><description>Paleontologia e Cultura Pop su noi Mammiferi</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (David Bressan)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>159</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-9150235562425085975</guid><pubDate>Sat, 19 Nov 2011 17:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-19T09:36:21.306-08:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Paleocene</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Estinzione</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pubblicazioni</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Storia e Cultura</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Paleontologia generale</category><title>L´estinzione C/P: tra Chicxulub e Trappi del Deccan</title><description>&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Fino  a circa cinquanta anni fa il limite Cretaceo-Paleocene (C/P), famoso  per l´estinzione di massa che decretò la fine di alcuni dinosauri, era  in sostanza sconosciuto per via della mancanza di una successione  stratigrafica completa.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Nel decennio 1960-1970 il geologo americano &lt;i&gt;Walter Alvarez&lt;/i&gt; studio nella &lt;a href="http://maps.google.at/maps?q=gubbio&amp;amp;hl=de&amp;amp;ll=43.363566,12.582371&amp;amp;spn=0.005569,0.01545&amp;amp;sll=47.635784,13.590088&amp;amp;sspn=10.574477,23.269043&amp;amp;vpsrc=6&amp;amp;hnear=Gubbio+Perugia,+Umbrien,+Italien&amp;amp;t=h&amp;amp;z=17"&gt;gola del &lt;i&gt;Bottaccione&lt;/i&gt; (nei pressi di &lt;i&gt;Gubbio&lt;/i&gt;,&lt;i&gt; Umbria&lt;/i&gt;)&lt;/a&gt; una successione di calcari e marne - la formazione della "&lt;i&gt;Scaglia rossa&lt;/i&gt;" - e cerco di calcolare la velocità di deposizione di questi strati torbiditici del Cretaceo - Paleocene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TI5v0pPAWSI/AAAAAAAABxg/hh4x5yXCLmk/s1600/BRESSAN_Gubbio_CPLimit.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5516469543788108066" src="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TI5v0pPAWSI/AAAAAAAABxg/hh4x5yXCLmk/s400/BRESSAN_Gubbio_CPLimit.jpg" style="cursor: pointer; display: block; height: 168px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Fig.1.&lt;/b&gt; La transizione Cretaceo - Paleocene nella formazione della "&lt;i&gt;Scaglia rossa&lt;/i&gt;" (rotata di 90°, il Paleocene si trova di sopra).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Durante  la ricerca sulla concentrazione di micro-meteore nei sedimenti scopri  un'anomalia nella concentrazione di elementi rari, come per l´esempio &lt;i&gt;l´Iridio&lt;/i&gt;.  La concentrazione era talmente elevata che era difficile spiegare il  fenomeno solo con un'ipotetica fluttuazione del tasso di sedimentazione  della Scaglia Rossa. In un primo momento Walter, insieme al padre e  fisico (e premio nobel) &lt;i&gt;Luis W. Alvarez&lt;/i&gt;, propose una supernova e  un incremento della caduta di polvere cosmica sulla terra come fonte  dell´Iridio, ma ben presto cambio idea, formulando l´ipotesi di un  impatto di meteorite metallico sulla terra. Per avvalorare l´ipotesi  comunque mancavano successive prove e soprattutto il punto d´impatto.  Tra il 1981 e il 1993 ricerche geofisiche scoprirono un immenso cratere  d´impatto (con un diametro di 180 chilometri) nelle profondità della  penisola dello &lt;i&gt;Yucatan&lt;/i&gt; - denominato &lt;i&gt;Chicxulub&lt;/i&gt;. Datazioni  rivelarono che aveva l´età giusta per coincidere sia con l´incremento di  Iridio, sia per spiegar l´estinzione di fine Cretaceo (il materiale  fuso durante l´impatto e recuperato durante le trivellazioni fu datato a  65, 07 + -0,1 Ma).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;L´impatto  di Chicxulub (e altri) è volentieri visto nei media e nel collettivo  generico come l´unico fattore plausibile per spiegare l´estinzione alla  fine del Cretaceo, ma durante questa transizione sono state osservate  molte altre e profonde variazioni sulla terra - cambiamenti climatici,  fluttuazione del livello marino e un intenso vulcanismo.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Secondo  lo scenario proposto l´impatto uccise prima per via diretta (calore e  onde di pressione sia nel cielo sia nel mare) e poi in modo indiretto:  le polvere e i gas sprigionati dall´esplosione modificarono il clima,  causando una piccola era glaciale, inoltre oscurarono il cielo, rendendo  fotosintesi impossibili a tutte le piante. Dopo la morte delle piante  ben presto tutte le catene trofiche collassarono - per primo morirono  gli erbivori, seguiti ben presto dai piccoli carnivori e infine i grandi  predatori. Ci sono diversi problemi con questa ricostruzione, che si  basa più su considerazioni teoretiche che sull'evidenza dei fossili.&lt;br /&gt;L´estinzione  di fine Cretaceo fu sorprendentemente selettiva: nei mari si estinse il  nannoplancton, foraminiferi planctonici, molluschi come le ammoniti e i  grandi rettili. Comunque nello stesso ambiente sopravissero i  foraminiferi bentonici, le diatomee, il gruppo dei radiolari e gran  parte dei bivalvi e soprattutto i pesci. Sembra difficile spiegare come  organismi autotrofi come i radiolari sopravissero a un ipotetico inverno  nucleare e una notte post- apocalittica; com'è difficile spiegare  perché pesci, che hanno bisogno del fitoplancton, riuscirono a trovare  abbastanza cibo quando i rettili marini perirono.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Inoltre  l´esatta datazione e processo dell´estinzione dei vari gruppi di  organismi è incerta - non si sa esattamente se un determinato gruppo si è  estinto esattamente 65 milioni di anni fa o forse già prima.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Da &lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2008/12/chixulub-non-f-la-causa-dellestinzione.html"&gt;diversi anni il gruppo di ricerca attorno all´americana &lt;i&gt;Gerta Keller&lt;/i&gt; ha messo in dubbio le datazioni proposte&lt;/a&gt;,  basandosi soprattutto sul processo di estinzioni di foraminiferi.  Keller ha proposto che già prima di Chicxulub molte specie di  foraminiferi mostravano un declino o erano già estinte. Inoltre secondo  l´interpretazione di una stratigrafia nei pressi di &lt;i&gt;Brazos&lt;/i&gt;  (Texas) ci furono più di un singolo impatto nel Cretaceo superiore, che  comunque non avevano quasi nessun effetto sulle comunità di fossili  studiate.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;In una &lt;a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-11/pu-prm111711.php"&gt;nuova ricerca condotta su sedimenti e fossili dell´India&lt;/a&gt; il gruppo di lavoro ha proposto una via di mezzo per spiegare sia il  declino precedente e considerando possibili effetti di un impatto.&lt;br /&gt;I &lt;i&gt;Trappi del Deccan&lt;/i&gt; sono un territorio igneo localizzato nella parte centro occidentale  dell'India, e rappresenta una delle più estese zone vulcaniche del  pianeta. Sono datati a un´età di 60 a 65 milioni di anni -&amp;nbsp; è  considerate per questo da molti ricercatori come alternativa all´impatto  per spiegare l´estinzione di fine Cretaceo. Comunque l´esatta  cronologia dei Trappi rimaneva un mistero - poiché un periodo di cinque  milioni di anni sembrava troppo lungo per spiegar una (dal punto  geologico) improvvisa estinzione di massa.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.princeton.edu/main/images/news/2011/11/keller_Fig2deccanpulses_400.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://www.princeton.edu/main/images/news/2011/11/keller_Fig2deccanpulses_400.jpg" width="191" /&gt;&lt;/a&gt;Solo  negli ultimi anni nuove tecnologie hanno reso possibile&amp;nbsp; capire meglio  il processo di formazione: I Trappi del Deccan si sono formati in tre  singole fasi, iniziate 67,5 milioni di anni fa. La seconda fase eruttiva  e quella più forte è responsabile di circa l´80% della massa  complessiva dei depositi vulcanici - ed è proprio questa fase che  coincide con la maggiore estinzione dei foraminiferi studiati. L´ultima  (la terza) fase eruttiva, la più debole, è datata a 300.000 anni dopo il  picco complessivo dell´attività vulcanica (figura 2 secondo &lt;a href="http://www.princeton.edu/main/news/archive/S32/14/62G75/"&gt;KELLER&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Secondo  il nuovo scenario la prima fase di attività vulcanica ha ridotto  notevolmente il tasso dell´evoluzione dei foraminiferi e indebolito le  popolazioni esistenti, anche se non ha causato un'estinzione di massa.  La seconda fase, quella più forte, ha colpito ecosistemi indeboliti  dalle eruzioni precedenti - è proprio in questo periodo che molte specie  studiate scompaiono nel record fossile. Dopo questa estinzione i mari  furono lentamente ripopolati da specie opportunistiche - ma i sedimenti  mostrano anche un livello ricco di Irido - occorre una seconda  estinzione di massa che termina con la terza fase vulcanica.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.princeton.edu/main/images/news/2011/11/keller_Fig15stressmodel_575.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="188" src="http://www.princeton.edu/main/images/news/2011/11/keller_Fig15stressmodel_575.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Fig.3.&lt;/b&gt; I cambiamenti nella comunità di foraminiferi studiati - si osservano  delle estinzioni di singole specie, ma anche un generale indebolimento e  rimpicciolimento delle specie superstiti (secondo &lt;a href="http://www.princeton.edu/main/news/archive/S32/14/62G75/"&gt;KELLER&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Il  gruppo di ricerca non nega completamente il ruolo di vari impatti di  asteroidi sulla biodiversità, ma propone una catastrofe combinata per  spiegare meglio la cronologia e selettività dell´estinzione  Cretaceo-Paleocene. L´incremento dell´attività vulcanica indebolisce per  migliaia di anni prima dell´impatto (gli impatti?) gli ecosistemi della  terra - è durante questo periodo che molti organismi non riescono ad  adattarsi alle nuove condizioni. I gas e le ceneri hanno modificato il  clima, i livelli dei mari si abbassano, forse anch´essi per via  dell´intensa attività magmatica del pianeta, infine l´impatto di  asteroide - non forte come proposto in passato ma che colpisce in un  momento critico - che decreta la fine di molti gruppi di organismi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;ALVAREZ,  W., ALVAREZ, L.W., ASARO, F. &amp;amp; MICHELl, H.V. (1979): Anomalous  iridium levels at the Cretaceous/Tertiary boundary at Gubbio, Italy:  Negative results of tests for a supernova origin. In:  Cretaceous-Tertiary Boundary Events Symposium; II. Proceedings (Eds W.K.  Christensen and T. Birkelund), pp. 69. University of Copenhagen&lt;br /&gt;ALVAREZ, L.W., ALVAREZ, W., ASARO, F. &amp;amp; MICHEL, H.V. (1980): &lt;a href="http://www.google.at/url?sa=t&amp;amp;rct=j&amp;amp;q=extraterrestrial%20cause%20for%20the%20cretaceous-tertiary%20extinction.%20&amp;amp;source=web&amp;amp;cd=1&amp;amp;ved=0CCAQFjAA&amp;amp;url=http%3A%2F%2Fciteseerx.ist.psu.edu%2Fviewdoc%2Fdownload%3Fdoi%3D10.1.1.126.8496%26rep%3Drep1%26type%3Dpdf&amp;amp;ei=Kj-5TvPiIMvtsgaks9ngBg&amp;amp;usg=AFQjCNGmBvMqBkUQLcSjvreP79gAzUsvbA&amp;amp;cad=rja"&gt;Extraterrestrial cause for the Cretaceous-Tertiary extinction.&lt;/a&gt; Science 208: 1095-1108&lt;br /&gt;ALVAREZ, W. (2009): &lt;a href="http://usm.maine.edu/sites/default/files/The%20Collaborative%20of%20Global%20and%20Big%20History/Alvarez,%20145%20Gubbio%20review%20Sedgy%202009.pdf"&gt;The historical record in the Scaglia limestone at Gubbio: magnetic reversals and the Cretaceous-Tertiary mass extinction.&lt;/a&gt; Sedimentology 56: 137-148&lt;br /&gt;BAKER, V.R. (1998): &lt;a href="https://umdrive.memphis.edu/jpujol/public/Art-Earth-Sci/uniformitarianism-baker.pdf"&gt;Catastrophism and uniformitarianism” logical roots and current relevance in geology.&lt;/a&gt; In: BLUNDELL, D. J. &amp;amp; SOTT, A. C. (eds.) Lvell: the Past is the Key  to the Present. Geological Society, London, Special Publications, 143:  171-182&lt;br /&gt;FRENCH, B.M. (2003): &lt;a href="http://www.lpi.usra.edu/publications/books/CB-954/intro.pdf"&gt;Traces of Catastrophes: A handbook of Shock-Metamorphic Effects in Terrestrial Meteorite Impact Structures.&lt;/a&gt; Lunar and planetary Institute&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;KELLER, G.; ABRAMOVICH, S.; BERNER, Z. &amp;amp; ADATTE, T.  (2009): &lt;a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0031018208005270"&gt;Biotic effects of the Chixulub impact, K-T catastrophe and sea level change in Texas.&lt;/a&gt; Paleogeography, Paleoclimatology, Paleoecology  271:52-68&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;SCHULTE et al. (2010): &lt;a href="http://www.nd.edu/%7Ecneal/CRN_Papers/Schulte10_Sci_Chicxulub.pdf"&gt;The Chicxulub Asteroid Impact and Mass Extinction at the Cretaceous-Paleogene Boundary.&lt;/a&gt; Science 327(5970): 1214 – 1218&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/11/lestinzione-cp-tra-chicxulub-e-trappi.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TI5v0pPAWSI/AAAAAAAABxg/hh4x5yXCLmk/s72-c/BRESSAN_Gubbio_CPLimit.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-7264721097886894544</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2011 21:29:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-08T13:29:20.474-08:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Se la scienza è matta</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ungulata</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pubblicazioni</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Anatomia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pleistocene</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Tafonomia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Storia e Cultura</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Paleontologia generale</category><title>L´arte rupestre tra fauna preistorica e genetica</title><description>&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;L´arte rupestre preistorica dell´Europea è molto ricca, più di 100 siti  sono conosciuti, perlopiù in Spagna e Francia, con più di 4.000  rappresentazioni di animali. Più di un terzo di queste raffigurazioni  mostrano cavalli in diversi stili artistici, da disegni dettagliati e  molto naturalistici a forme astratte o semplici sagome disegnate con le  dita sul suolo fangoso. La caverna di &lt;i&gt;Pech Merle&lt;/i&gt; (Francia meridionale) è  particolare dato che un grande disegno su una parete di roccia mostra  macchie nere su sfondo bianco, sia dentro sia al di fuori della sagoma  di due cavallini. Il disegno, datato a 25.000 anni, fu interpretato  perlopiù come rappresentazione simbolica di significato conosciuto,  poiché il particolare disegno di macchie nere e bianche é conosciuto  solo da animali addomesticati da almeno 10.000 anni.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-NkFll2G3CCg/Trmd8m2rnxI/AAAAAAAADKA/cYiQmIDk0lw/s1600/PRUVOST_2011_+Genotypes+of+predomestic+horses.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="137" src="http://3.bp.blogspot.com/-NkFll2G3CCg/Trmd8m2rnxI/AAAAAAAADKA/cYiQmIDk0lw/s320/PRUVOST_2011_+Genotypes+of+predomestic+horses.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Fig.1.&lt;/b&gt; Diverse rappresentazioni di cavalli nell´arte rupestre, esempi delle caverne di &lt;i&gt;Lascaux, Chauvet&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Pech Merle&lt;/i&gt;. Secondo analisi genetiche è possibile che tutte le raffigurazioni siano state ispirate da livree di animali reali - esempio di cavallo di przewalski e moderne razze di cavallo (immagine presa da PRUVOST et al. 2011).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Una nuova ricerca genetica ha ora rilevato che l´artista potrebbe essersi comunque ispirato ad animali reali. Un gruppo di ricercatori tedeschi e inglesi ha analizzato il DNA recuperato da trentuno resti fossili di cavalli, proveniente da tutta l´Eurasia e datati da 20.000 a 2.000 anni fa. Secondo i profili genetici ricostruiti diciotto cavalli avevano una pelliccia chiara, 7 erano scuri, ma 6 mostrano una mutazione genetica che causava una pelliccia a macchie bianche e nere. Le macchie bianche e nere erano particolarmente diffuse tra i resti fossili provenienti dall´Europa dell´est e ovest, dei dieci esemplari studiati quattro mostrano la particolare mutazione. Secondo i ricercatori è possibile che questa mutazione e livrea fossero molto più frequenti durante le fasi glaciali nella popolazione equina europee, poiché provvedeva una sorta di mimetismo nella tundra coperta da neve. Dopo i 14.000 anni la particolare varietà divenne molto rara, finche é stata riscoperta da moderni allevatori.&lt;br /&gt;Comunque le raffigurazioni nell´arte rupestre, anche se fossero state ispirate dal mondo naturale, contengono anche molti particolari spirituali e un forte simbolismo. Le macchie di Pech Merle non sono solo distribuite sugli animali, ma anche in file attorno alla testa e il corpo dei due cavallini, con tanto d'impronte di mane umane. Il significato di questa composizione rimane un mistero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PRUVOST, M. et al. (2011): &lt;a href="http://www.pnas.org/content/early/2011/11/02/1108982108"&gt;Genotypes of predomestic horses match phenotypes painted in Paleolithic works of cave art.&lt;/a&gt; Proceedings of the Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/11/larte-rupestre-tra-fauna-preistorica-e.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-NkFll2G3CCg/Trmd8m2rnxI/AAAAAAAADKA/cYiQmIDk0lw/s72-c/PRUVOST_2011_+Genotypes+of+predomestic+horses.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-9002386697231078667</guid><pubDate>Fri, 04 Nov 2011 18:22:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-04T11:22:47.030-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Geologia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pubblicazioni</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pliocene</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Tafonomia</category><title>La Toscana: Terra di balene e vermi mangia-ossa</title><description>&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;"&lt;i&gt;They say the sea is cold, but the sea contains the hottest blood of all,&lt;br /&gt;and the wildest, the most urgent.&lt;/i&gt;"&lt;br /&gt;"&lt;i&gt;Whales Weep Not!&lt;/i&gt;" D.H. Lawrence (1885-1930)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli  abissi marini sono stati spesso comparati con un deserto in cui solo  occasionalmente si trovano delle oasi - campi idrotermali in cui  sorgenti di acqua bollente offrono abbastanza energia da alimentare un  ecosistema, oppure le carcasse in decomposizione di grandi animali  marini.&lt;br /&gt;I processi tafonomici in mare aperto differiscono  notevolmente da quelli osservabili vicino alla costa o in acque poco  profonde - anche se purtroppo ancora poco si conosce sui fattori che gli  influenzano - soprattutto se si tratta di gigantesche carcasse, come  per esempio di balena. Si presume che la decomposizione di un corpo cosi  grande è influenzata in una prima fase dalla profondità della colonna  d´acqua e la pressione idrostatica, due fattori che influenzano il tempo  in cui la carcassa galleggia nell´acqua. Una volta raggiunto il fondo,  la decomposizione della balena segue una successione generale con  diverse ondate di animali spazzini e saprofagi. La carne è rapidamente  rimossa da grandi animali, come per esempio squali. I resti, come  tessuto adiposo e cartilagine, sono colonizzati più lentamente&amp;nbsp; da  organismi che si cibano sia dei resti organici che dal denso tappeto di  batteri che si sviluppa su di essi. Dopo alcuni mesi rimangono solo le  ossa, anch´esse sono colonizzate da una comunità di specie molto  interessante è specializzata per quest'ambiente estremo composta  principalmente da batteri, molluschi e policheti. &lt;br /&gt;Gli esempi di  grandi balene morte studiate oggigiorno sono abbastanza rari e imprese  difficili (al minimo serve un sottomarino), ma il record fossile,  soprattutto del Neogene, ha restituito materiale molto interessante e di  relativamente facile accesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già nel &lt;a href="http://geology.gsapubs.org/content/37/9/815.abstract"&gt;2010 una ricerca condotta su scheletri di balena fossile ritrovati nel Pliocene toscano&lt;/a&gt; (per esempio localitá come Ponte a Elsa, Castelfiorentino, Castellarano  e Castell' Arquato) ha mostrato che già in passato esisteva una  successione di organismi sulle carcasse di balene e questa successione  dipendeva in parte dalla profondità in cui giaceva la balena.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Un´altra &lt;a href="http://www.bioone.org/doi/abs/10.2110/palo.2009.p09-112r"&gt;ricerca pubblicata nello stesso anno&lt;/a&gt; ha descritto su ossa fossili di un giacimento spagnolo degli &lt;a href="http://storiadellageologia.blogspot.com/2011/08/icnologia-italiana.html"&gt;icnofossili&lt;/a&gt; - &lt;i&gt;Trypanites ionasi&lt;/i&gt; - che sono stati attribuita a delle tane di un organismo comparabili al moderno genere di "vermi-mangia ossa"&lt;i&gt; Osedax&lt;/i&gt; (gruppo di animali descritto appena nel 2002 nelle ossa di balena ritrovati sul fondo della baia di Monterey, California). &lt;i&gt;Osedax &lt;/i&gt;e  un policheto che non possiede bocca o sistema digerente, ma assorbe  sostanze nutritive grazie a delle protuberanze a forma di radice che  entrano all´interno delle ossa.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-e39Gqta9wUw/TrQmRZJ5bNI/AAAAAAAADJo/gZa-ACX_RSs/s1600/MUNIZetal_2010_bone-dwelling-worms.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-e39Gqta9wUw/TrQmRZJ5bNI/AAAAAAAADJo/gZa-ACX_RSs/s1600/MUNIZetal_2010_bone-dwelling-worms.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Fig.1. &lt;/b&gt;Ricostruzione dell´organismo che ha prodotto l´icnofossile &lt;i&gt;Trypanites ionasi &lt;/i&gt;(immagine da MUNIZ et al. 2010), basandosi sopratutto sull´anatomia del moderno genere&lt;i&gt; Osedax.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Una &lt;a href="http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/08912963.2011.621167"&gt;ricerca pubblicata recentemente nella rivista Historical Biology&lt;/a&gt; ha descritto simili tane su un reperto proveniente dalla Toscana - il  primo esempio d'icnofossile di "vermi-mangia ossa" descritto dalla  regione dal Mediterraneo, e il terzo esempio in assoluto nel record  fossile (a parte il materiale spagnolo esistono resti di ossa con delle  tracce ritrovate nei pressi della costa dello stato di Washington).&lt;br /&gt;L´icnofossile,  composto di un bulbo all´interno delle ossa, è stato scoperto grazie a  delle analisi di ossa con il metodo della tomografia computerizzata  eseguite all´University of Leeds e il Natural History Museum in  Inghilterra.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-HVkYz-hzhp0/TrQmfe8nyjI/AAAAAAAADJw/roMH2FCfyy8/s1600/HIGGSetal_2011_Osedax_reconstruction.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-HVkYz-hzhp0/TrQmfe8nyjI/AAAAAAAADJw/roMH2FCfyy8/s320/HIGGSetal_2011_Osedax_reconstruction.jpg" width="318" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Fig.2. &lt;/b&gt;Scan  di tomografia computerizzata con ricostruzione dell´organismo che ha  prodotto le tane sulle ossa di balene del Pliocene toscano (HIGGS et al.  2011).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scoperta è interessante perche  amplifica notevolmente l´areale di distribuzione dei vermi mangia-ossa  nel passato (6-3 milioni di anni). Inoltre è verosimile secondo i  ricercatori che ancora oggi negli abissi del Mediterraneo esistano  specie non ancora descritte di questo gruppo di policheti.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALLISON, P.A.; SMITH, C.R.; KUKERT, H.; DEMING, J.W. &amp;amp; BENNETT, B.A. (1991): &lt;a href="http://www.jstor.org/pss/2400991"&gt;Deep-water taphonomy of vertebrate carcasses: a whale skeleton in the bathyal Santa Catalina Basin.&lt;/a&gt; Paleobiology 17(1): 78-89&lt;br /&gt;DOMINICI, S.; CIOPPI, E.; DANISE, S.; BETOCCHI, U.; GALLAI, G.; TANGOCCI, F.; VALLERI, G. &amp;amp; MONECHI, S. (2009): &lt;a href="http://geology.gsapubs.org/content/37/9/815.abstract"&gt;Mediterranean fossil whale falls and the adaption of molluscs to extreme habitats. &lt;/a&gt;Geology 37(9): 815-818&lt;br /&gt;HIGGS, N.D.; LITTLE, C.T.S.; GLOVER, A.G.; DAHLGREN, T.G.; SMITH, C.R. &amp;amp; DOMINICI, S. (2011): &lt;a href="http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/08912963.2011.621167"&gt;Evidence of Osedax worm borings in Pliocene (3 Ma) whale bone from the Mediterranean.&lt;/a&gt; Historical Biology&lt;br /&gt;MUNIZ, F.; DE GIBERT, J.M. &amp;amp; ESPERANTE, R. (2010): &lt;a href="http://www.bioone.org/doi/abs/10.2110/palo.2009.p09-112r"&gt;First trace-fossil evidence of bone-eating worms in Whale carcasses.&lt;/a&gt; Palaios 25: 269-273&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/11/la-toscana-terra-di-balene-e-vermi.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-e39Gqta9wUw/TrQmRZJ5bNI/AAAAAAAADJo/gZa-ACX_RSs/s72-c/MUNIZetal_2010_bone-dwelling-worms.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-171991753731439136</guid><pubDate>Thu, 03 Nov 2011 17:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-03T10:28:25.516-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><title>Cronopio dentiacutus</title><description>&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Da sedimenti fluviali del Cretaceo é stata descritta una nuova specie di mammifero mesozoico, &lt;i&gt;Cronopio dentiacutus&lt;/i&gt;, il cui nome fa riferimento ai&lt;i&gt; Cronopio&lt;/i&gt; - creature fantastiche descritte nei saggi dell´autore argentino Julio Cortázar - e una caratteristica peculiare di questi mammiferi driolestidi (una linea evolutiva estinta di mammiferi) - un gruppo di sviluppati canini a forma di sciabola. &lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Cronopio&lt;/i&gt; era un insettivoro di piccole dimensioni, con una lunghezza stimata di 10-15cm, che viveva nei pressi di un fiume con sponde ricoperte da una lussureggiante vegetazione.  I resti fossili sono stati scoperti nel 2006 sui greti del fiume &lt;i&gt;La Buitrera&lt;/i&gt; nella provincia del Rio Negro&lt;i&gt; &lt;/i&gt;(Patagonia) e comprendono due crani e una mandibola ben conservata - i resti più completi di driolestidi finora studiati.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-mdbXtAWMAkw/TrLMeQEtnbI/AAAAAAAADJg/HE79qoKbMwI/s1600/ROUGIERetal_2011_Cronopio_dentiacutus.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="260" src="http://1.bp.blogspot.com/-mdbXtAWMAkw/TrLMeQEtnbI/AAAAAAAADJg/HE79qoKbMwI/s320/ROUGIERetal_2011_Cronopio_dentiacutus.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Fig.1.&lt;/b&gt; I resti fossili di &lt;i&gt;Cronopio dentiacutus&lt;/i&gt;, immagine tratta&lt;i&gt; da &lt;/i&gt;ROUGIERet al. 2011.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Questi fossili aiutano anche a colmare una lacuna nel record fossile dei mammiferi. I driolestidi erano conosciuti dall'America settentrionale ed Europa occidentale, i resti sparsi - soprattutto in forma di denti datati al Cretaceo - dal continente sudamericano sembravano indicare che qui si erano sviluppate particolari forme endemiche. I caratteri di &lt;i&gt;Cronopio&lt;/i&gt; mostrano delle affinità con gruppi del Giurassico della Laurasia, ma anche importanti caratteri che si sono sviluppati nell´isolamento dopo la prima separazione del Gondwana dalla Laurasia (&lt;a href="http://cpgeosystems.com/170Marect.jpg"&gt;Giurassico medio&lt;/a&gt;), e in secondo luogo durante la separazione del continente sudamericano e la frammentazione del Gondwana (&lt;a href="http://cpgeosystems.com/090Marect.jpg"&gt;tardo Cretaceo&lt;/a&gt;).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Bibliografia:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;ROUGIER, G.W.; APESTEGUIA, S. &amp;amp; GAETANO, L.C. (2011): &lt;a href="http://www.nature.com/nature/journal/v479/n7371/full/nature10591.html"&gt;Highly specialized mammalian skulls from the Late Cretaceous of South America.&lt;/a&gt; Nature 479: 98-102       &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/11/cronopio-dentiacutus.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-mdbXtAWMAkw/TrLMeQEtnbI/AAAAAAAADJg/HE79qoKbMwI/s72-c/ROUGIERetal_2011_Cronopio_dentiacutus.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-1156816809551885536</guid><pubDate>Sat, 15 Oct 2011 17:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-15T10:41:30.223-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Rodentia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Eutheria</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Eocene</category><title>Le origini dei roditori sudamericani</title><description>&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Un'intera carrellata di nuove specie di roditori fossili é stata  descritta dal Perù - l´associazione recuperata grazie a delle  segnalazioni del geologo Bernhard Kummel nel lontano 1948 comprende i  più antichi rappresentanti sudamericani del gruppo &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cavia"&gt;Caviomorpha&lt;/a&gt; - una  piccola sensazione.&lt;br /&gt;Kummel aveva menzionato che sulle sponde del fiume Ucayali si possono  trovare diversi fossili, i ricercatori sono riusciti a localizzare il  sito e nei sedimenti datati a 41 milioni di anni hanno estratto  minuscoli denti che sono stati attribuiti a tre nuove specie: &lt;i&gt;Cachiyacuy  contamanensis &lt;/i&gt;(il cui nome è basata sulla regione del Contamana),  &lt;i&gt;Cachiyacuy kummeli &lt;/i&gt;(dedicata a Kummel) e &lt;i&gt;Canaanimys maquiensis&lt;/i&gt; (per via  del sito fossilifero). Inoltre sono stati trovati denti che sembrano  rappresentare due generi già descritti nel 2004 dal Perù -&amp;nbsp; &lt;i&gt;Eobranisamys&lt;/i&gt; ed &lt;i&gt;Eospina &lt;/i&gt;- ma di cui mancavano informazione sulla età dei fossili. Il  sito ha restituito anche resti fossili di marsupiali, di un armadillo e  mammiferi ungulati, resti che però sono troppo frammentati perché siano  identificate a livello di specie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scoperta ha importanti implicazioni per capire l´evoluzione dei  roditori sudamericani, che mostrano molte affinità a quelli del  continente africano. Basandosi su siti di fossili datati dai 32 ai 30  milioni di anni nel Chile e Patagonia/Argentina si può assumere che  questo gruppo sia migrato dall´Africa prima nella parte settentrionale  del continente sudamericano e poi abbia colonizzato il resto del  Sudamerica.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-X1vmIRbSW-E/TpnBq7JtI9I/AAAAAAAADHs/82EWD8364ZY/s1600/ANTOINE_2011_Phylogeny_caviomorph.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="238" src="http://1.bp.blogspot.com/-X1vmIRbSW-E/TpnBq7JtI9I/AAAAAAAADHs/82EWD8364ZY/s320/ANTOINE_2011_Phylogeny_caviomorph.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Fig.1.&lt;/b&gt; Filogenia dei roditori asiatici -&amp;nbsp; africani - sudamericani, secondo ANTOINE et al. 2011.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Resta l´enigma come gli antenati dei moderni roditori sudamericani siano riusciti ad attraversare l´oceano Atlantico (che ha cominciato ad aprirsi nel Triassico, 200 milioni di anni fa). Sono possibili due scenari - una migrazione lunga su terre emerse attraverso l´Africa, l´Europa e l´America settentrionale, o la dispersione casuale d'individui su "zattere" naturali, che hanno solcato l´oceano Atlantico primordiale - una traversata barriera - ma che a quei tempi non era ampio come nei giorni nostri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ANTOINE, P.-O. et al. (2011): &lt;a href="http://rspb.royalsocietypublishing.org/content/early/2011/10/08/rspb.2011.1732.full.pdf+html"&gt;Middle Eocene rodents from Peruvian Amazonia reveal the pattern and timing of caviomorph origins and biogeography.&lt;/a&gt; Proceedings of The Royal Society: 1-8&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/10/le-origini-dei-roditori-sudamericani.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-X1vmIRbSW-E/TpnBq7JtI9I/AAAAAAAADHs/82EWD8364ZY/s72-c/ANTOINE_2011_Phylogeny_caviomorph.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-2461047563018973769</guid><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 18:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-07T11:53:17.169-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Olocene</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Metatheria</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Estinzione</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Carnivora</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Criptozoologia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Storia e Cultura</category><title>L´ultimo tilacino</title><description>&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;Riassunto dell´articolo originale pubblicato su Scientific American&lt;br /&gt;" &lt;a href="http://blogs.scientificamerican.com/history-of-geology/2011/09/07/september-7-1936-the-last-thylacine/"&gt;September 7, 1936: The last Thylacine&lt;/a&gt;" &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il 7 settembre del 1936 muore nello zoo di Hobart l´ultimo esemplare accertato di tilacino (&lt;i&gt;Thylacinus cynocephalus&lt;/i&gt;), grande predatore marsupiale endemico dell´isola di Tasmania. Leggende metropolitane gli attribuiscono il nome di Benjamin (non esiste nessun documento scritto che confermi una denominazione dell´animale, neanche il sesso è accertato) e che mori di depressione. Cinquanta anni dopo la specie fu ufficialmente dichiarata estinta e il 7 settembre è tuttora ricordato in Australia come "National Threatened Species Day".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Le cause principali dell´estinzione del tilacino sono moltipliche: una popolazione isolata e di numero limitato, la caccia, la distruzione dell'habitat naturale e concorrenza con altri predatori sull´isola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-VVXaMIieUYY/Tme59PA_G5I/AAAAAAAADGE/agKVwlBdcAs/s1600/BURRELL_1921_Thylacine_chicken.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="166" src="http://1.bp.blogspot.com/-VVXaMIieUYY/Tme59PA_G5I/AAAAAAAADGE/agKVwlBdcAs/s320/BURRELL_1921_Thylacine_chicken.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Fig.1.&lt;/b&gt; Una fotografia del 1921 mostra il tilacino come predatore  feroce e abituale di pecore e polli, in verità questo suo ruolo è  disputabile.&amp;nbsp; Cronache del tempo da parte di naturalisti parlano del  tilacino come un predatore (al massimo) occasionale. &lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/09/giustizia-tardiva-per-il-tilacino.html"&gt;Una ricerca pubblicata di recente &lt;/a&gt;conferma che l´animale si era evoluto per cacciare  prede più piccole della sua mole. Sta di fatto che l´ultimo esemplare  ucciso nel maggio 1930 fu ucciso in un pollaio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L´estinzione é rapida: Nel  1888 il governo locale promette una ricompensa di 1£ per ogni adulto  abbattuto. All´inizio del XX secolo gli esemplari uccisi e le ricompense  pagate diminuiscono nel corso di pochi anni, probabile segno che la  popolazione stava collassando.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-yhHPPsrAEb4/Tme6Ci9DVEI/AAAAAAAADGI/ThsKPPtKqTs/s1600/GUILER_1985_Thylacine_bounty.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="269" src="http://1.bp.blogspot.com/-yhHPPsrAEb4/Tme6Ci9DVEI/AAAAAAAADGI/ThsKPPtKqTs/s320/GUILER_1985_Thylacine_bounty.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Fig.2.&lt;/b&gt; Ricompense per tilacini abbattuti pagate dal 1888 al 1912, dati tratti da GUILER 1985.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Nel 2008 il tilacino è ritornato - almeno in parte: DNA estratto da tessuti conservati in musei è stato introdotto in cellule di topo. Nell´embrione che si è sviluppato alcuni geni responsabili per il tessuto delle ossa si sono effettivamente attivati.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Comunque voci ottimistiche e sensazionali che parlavano di una resuscitazione di un esemplare clonato di tilacino entro il 2010 sono state smentite dal tempo e le difficoltà tecnologiche -&amp;nbsp;&amp;nbsp; il progetto è stato abbandonato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;GUILER, E.R. (1985): Thylacine: The Tragedy of the Tasmanian Tiger, Melbourne. Oxford University Press: 23-29&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;OLSEN, P. (2010): Upside Down World: Early European Impressions of Australia's Curious Animals. National Library of Australia: 240&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;OWEN, D. (2003): Thylacine - The tragic tale of the Tasmanian Tiger. Allen &amp;amp; Unwin: 228&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/09/lultimo-tilacino.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-VVXaMIieUYY/Tme59PA_G5I/AAAAAAAADGE/agKVwlBdcAs/s72-c/BURRELL_1921_Thylacine_chicken.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-6619740483815885264</guid><pubDate>Mon, 05 Sep 2011 18:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-05T11:11:10.294-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pubblicazioni</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pliocene</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pleistocene</category><title>Coelodonta thibetana e Megafauna</title><description>&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Una  nuova specie di rinoceronte fossile descritta nella rivista Science  aiuterà a ricostruire la storia evolutiva della Megafauna del  Pleistocene. Molti caratteristici animali della tundra dell´era  glaciale, tra cui il rinoceronte lanoso, il mammut o il cervo gigante,  sono stati considerati specie autoctone dell´Eurasia, evolutosi in  risposta ai cambiamenti climatici durante il Pleistocene. &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;I resti fossiliferi della nuova specie &lt;i&gt;Coelodonta thibetana&lt;/i&gt; sono  stati scoperti nel 2007 in sedimenti Pliocenici (ca. 3,7 milioni di  anni) del bacino di Zanda sull'altopiano Tibetano. Il cranio di questa  specie mostra alcune particolarità che sono state associate a una vita  in ambienti freddi e con precipitazioni nevose. &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;- I molari hanno una corona alta, adatti a una dieta a base di piante dure come l´erba che caratterizza le steppe asiatiche.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;- La base del (falso) corno del rinoceronte è appiattita e il corno  stesso probabilmente era curvato in avanti e si espandeva sopra il muso.  Questa particolare struttura potrebbe essere stata usata come una pala  per liberare il suolo dalla neve - un simile carattere è conosciuto  dalla specie Pleistocenica (ca. 2 milioni di anni) di &lt;i&gt;Coleodonta antiquitatis&lt;/i&gt;, il comune rinoceronte lanoso dell'iconografia sull´era glaciale.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Questi caratteri erano in principio un adattamento a una vita nella  steppa dell´altopiano, che si rivelarono favorevoli durante il  raffreddamento del clima globale. Dall´altopiano il genere &lt;i&gt;Coleodonta&lt;/i&gt; si diffuse verso la regione dell´odierna China con la specie &lt;i&gt;Coelodonta nihowanensi&lt;/i&gt;,&amp;nbsp; verso la Siberia&amp;nbsp; con la specie &lt;i&gt;Coelodontia tologoijensis &lt;/i&gt;e verso l´Asia e l´Europa con la specie &lt;i&gt;Coleodonta antiquitatis.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-AGe4_lYcYUw/TmUJxwMVo7I/AAAAAAAADGA/ZEFYJOC2d98/s1600/DENGetal_2011_Coelodonta_thibetana+.jpg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="230" src="http://3.bp.blogspot.com/-AGe4_lYcYUw/TmUJxwMVo7I/AAAAAAAADGA/ZEFYJOC2d98/s320/DENGetal_2011_Coelodonta_thibetana+.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;b style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Fig.1.&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; Distribuzione geografica delle specie di &lt;i&gt;Coelodonta&lt;/i&gt; secondo &lt;a href="http://www.physorg.com/news/2011-09-important-woolly-rhino-fossil.html"&gt;DENG&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;L´associazione fossilifera a cui appartiene &lt;i&gt;C. thibetana&lt;/i&gt; include più di 23 specie di mammiferi, tra cui alcune relative a delle moderne specie, come la&amp;nbsp; pecora azzurra nana (&lt;i&gt;Pseudois schaeferi&lt;/i&gt;), il leopardo delle nevi (&lt;i&gt;Panthera uncia&lt;/i&gt;), l'antilope tibetana (&lt;i&gt;Pantholops hodgsonii&lt;/i&gt;) e il tasso (&lt;i&gt;Meles sp.&lt;/i&gt;), ma anche specie estinte come &lt;i&gt;Hipparion&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Un'associazione  interessante, che include specie associate a steppe asciutte e fredde a  specie di montagna e di distribuzione generale. La fauna della tundra  pleistocenica probabilmente era un'associazione unica, che comprendeva  animali che oggi troviamo nella tundra artica (fredda e umida) e altre  specie adatte a un clima di steppa (fredda e secca). Durante il  raffreddamento globale del Pleistocene questi due ecosistemi si  avvicinarono geograficamente, e con essi le loro specie caratteristiche  che formarono un'unica, oggi estinta, fauna.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;DENG, T.; WANG, X.; FORTELIUS, M.; LI, Q.; WANG, Y.; TSENG, Z.J.;  TAKEUCHI, G.T.; SAYLOR, J.E.; SÄILÄ, L.K. &amp;amp; XIE G. (2011):&amp;nbsp; &lt;a href="http://www.sciencemag.org/content/333/6047/1285.abstract"&gt;Out of Tibet: Pliocene Woolly Rhino Suggests High-Plateau Origin of Ice Age Megaherbivores.&lt;/a&gt; Science Vol.333 (6047): 1285-1288&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/09/coelodonta-thibetana-e-megafauna.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-AGe4_lYcYUw/TmUJxwMVo7I/AAAAAAAADGA/ZEFYJOC2d98/s72-c/DENGetal_2011_Coelodonta_thibetana+.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-5435105741348243640</guid><pubDate>Thu, 01 Sep 2011 19:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-07T11:28:25.415-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Metatheria</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Estinzione</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pubblicazioni</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Anatomia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Carnivora</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Criptozoologia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Storia e Cultura</category><title>Giustizia tardiva per il Tilacino</title><description>&lt;i&gt;"Alcuni dei pastori affermano che uno di questi animali uccide centinaia di pecore in un tempo molto breve, ed esistono …[]… notizie che uomini sono stati attaccati da loro ... []"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Gerard Krefft, 1871.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Il tilacino uccide le pecore, ma limita il suo attacco a una alla volta, ed è quindi in nessun modo distruttivo come un gruppo di cani domestici diventati selvatici o come il Dingo dell'Australia, che causano distruzione in una singola notte. Alte ricompense sono state tuttavia sempre date ai proprietari di pecore per la loro uccisione e dato che oggigiorno ogni pezzo di terra è occupato, è probabile che in alcuni anni quest'animale, talmente interessante per lo zoologo, si estinguerà; e ora estremamente raro, anche nei luoghi più remoti&amp;nbsp; e meno frequentati dell´isola."&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;John West, 1850.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-IigVj7XnWk0/Tl_Wek0W0TI/AAAAAAAADF0/LVMU-fGpXTs/s1600/Joseph_Matias_Wolf_1861_Thylacine.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="281" src="http://2.bp.blogspot.com/-IigVj7XnWk0/Tl_Wek0W0TI/AAAAAAAADF0/LVMU-fGpXTs/s320/Joseph_Matias_Wolf_1861_Thylacine.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Fig.1. &lt;a href="http://books.google.at/books?id=ThCrKAAxniUC&amp;amp;pg=PA30&amp;amp;dq=Thylacine&amp;amp;hl=de&amp;amp;ei=2CFxTceRJIGt8gOB_KCvCA&amp;amp;sa=X&amp;amp;oi=book_result&amp;amp;ct=result&amp;amp;resnum=3&amp;amp;ved=0CDIQ6AEwAjgU#v=onepage&amp;amp;q=Thylacine&amp;amp;f=false"&gt;Il Tilacino, in una raffigurazione da parte di Joseph Matias Wolf del 1861&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Il Tilacino (T&lt;i&gt;hylacinus cynocephalus&lt;/i&gt;) era conosciuto durante il XIX secolo sotto vari nomi ai coloni dell´isola di Tasmania: lupo marsupiale, lupo-zebra, iena-opossum, tigre-bulldog, tigre marsupiale, pantera o Dingo della Tasmania - nomi che enfatizzano che l´animale era considerato un pericoloso predatore - soprattutto di pecore, animali importati che costituivano la base dell´economia dell´isola.&lt;br /&gt;Il primo tilacino avvistato dai esploratori europei fu descritto nel 1792 da un marinaio come un "&lt;i&gt;grande cane, di colore bianco e nero e apparenza di bestia feroce&lt;/i&gt;". Il primo esemplare ucciso risale a marzo 1805. Ritenuto animale nocivo e pericoloso, fu cacciato senza tregua fino alla seconda meta del XIX / inizo XX secolo, quando i numeri degli animali abbattuti e le taglie pagate diminuirono notevolmente, indicando che la popolazione stava collassando. L´ultimo esemplare confermato morirà il 7 settembre del 1936 nello zoo di Hobart.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Una nuova ricerca (ATTARD et al. 2011) sembra confermare le - al tempo inutili - avvertenze di West che il Tilacino non era un predatore abituale di pecore. La mandibola del muso allungato si poteva aprire con un angolo massimo di 120 gradi - impressionante - ma la struttura era inadatta e troppo debole per attaccare grandi prede. Basandosi su modelli di biomeccanica i ricercatori hanno simulato le forze esercitate sul cranio di Tilacino durante i movimenti di predazione e masticazione. Secondo i risultati ottenuti il Tilacino con il suo cranio allungato e fragile si era adattato per catturare prede piccole e veloci, come specie di opossum o piccole specie di canguro (di cui resti furono ritrovati nel primo esemplare ucciso).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La ricerca potrebbe anche spiegare l´estinzione "improvvisa" del Tilacino nella seconda meta del XIX secolo. Il Tilacino era specie già rara quando la Tasmania fu colonizzata all´inizio del secolo (alcune stime parlano di una populazione di 5.000 individui), la caccia indiscriminata impattó ulteriormente su di una popolazione già ridotta. Il crollo netto nei numeri degli esemplari uccisi (almeno 2.000) nella seconda meta del XIX secolo fu imputato in parte a un'epidemia che colpiva gli animali superstiti, fortemente indeboliti nel loro sistema immunitario da una diminuzione drastica della loro variabilità genetica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Sulla base dei nuovi risultati e la dieta specializzata del Tilacino si può ipotizzare che anche senza caccia la distruzione dell'habitat e la conseguente diminuzione dell´areale della specie erano sufficienti per portare questo animale all´orlo dell´estinzione. Incapace di adattarsi a nuove prede, in forte concorrenza con altri grandi predatori, come il Diavolo della Tasmania, con una popolazione debole, il Tilacino si estinse nell´arco di pochi decenni, &lt;a href="http://www.wherelightmeetsdark.com/index.php?module=pagemaster&amp;amp;PAGE_user_op=view_page&amp;amp;PAGE_id=18"&gt;anche se alcuni criptozoologi non vogliono far morire la speranza&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/6vqCCI1ZF7o" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;ATTARD, M.R.G.; CHAMOLI, U.; FERRARA, T.L.; ROGERS, T.L. &amp;amp; WROE. (2011): &lt;a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1469-7998.2011.00844.x/abstract"&gt;Skull mechanics and implications for feeding behaviour in a large marsupial carnivore guild: the thylacine, Tasmanian devil and spotted-tailed quoll.&lt;/a&gt; Journal of Zoology: 1-9&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/09/giustizia-tardiva-per-il-tilacino.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-IigVj7XnWk0/Tl_Wek0W0TI/AAAAAAAADF0/LVMU-fGpXTs/s72-c/Joseph_Matias_Wolf_1861_Thylacine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-1460241632524178194</guid><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 17:15:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-31T13:02:27.085-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Metatheria</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Eutheria</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pubblicazioni</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Anatomia</category><title>Juramaia sinensis: fossile aiuta a colmare lacuna evoluzionistica</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Uno scheletro incompleto ritrovato nella provincia di Liaoning (nord est China) potrebbe rivelarsi un importante tassello per comprendere meglio l´evoluzione dei mammiferi durante il Mesozoico.  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Juramaia sinensis&lt;/span&gt; -la "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Madre Giurassica dalla China&lt;/span&gt;" - è stata descritta dal paleontologo specializzato in mammiferi Zhe-Xi Luo e il suo gruppo di lavoro in un articolo pubblicato recentemente nella rivista "Nature".&lt;br /&gt;L´animale si è conservato in argille della formazione di Tiaojishan, il fossile comprende un cranio incompleto e parte anteriore dello scheletro, la roccia conserva anche impronte di parti molle come per esempio la pelliccia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style=" text-align: justify;font-family:arial;"&gt;Basandosi sulla morfologia delle ossa degli arti conservati e soprattutto dei denti i ricercatori hanno proposto che il piccolo animale possa essere imparentato con i moderni mammiferi placentali, spostando l´avvento di questo gruppo di almeno trentacinque milioni di anni.&lt;br /&gt;Basandosi su cronologie molecolari la diversificazione tra i mammiferi marsupiali e placentali fu postulata a circa 160 milioni di anni fa, ma il mammifero placentale più antico conosciuto finora era la specie &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Eomaia scansoria&lt;/span&gt; (descritta nel 2002 dalla formazione di Yixian) datata ad appena 125 milioni di anni fa. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Juramaia&lt;/span&gt; ora ha aiutato a colmare questa lacuna.&lt;br /&gt;Il fossile chiarisce anche un altro aspetto importante dell´evoluzione negli antichi mammiferi: Gli arti conservati di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Juramaia&lt;/span&gt; mostrano primi adattamenti a una vita arboricola, stile di vita che nei mammiferi placentali del Mesozoico avrà un grande successo evolutivo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-dBLnqAh4uOU/Tl5shRhGjBI/AAAAAAAADFo/ETPEBh_XloY/s1600/LUOetal_2011_Juramaia_skeletal_reconstruction.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 336px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-dBLnqAh4uOU/Tl5shRhGjBI/AAAAAAAADFo/ETPEBh_XloY/s400/LUOetal_2011_Juramaia_skeletal_reconstruction.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647070301662907410" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-TRUDCxRFH9Q/Tl5smdxkb4I/AAAAAAAADFw/f6zRxOoKxik/s1600/MARK_2011_Juramaia_life_reconstruction.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 309px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-TRUDCxRFH9Q/Tl5smdxkb4I/AAAAAAAADFw/f6zRxOoKxik/s400/MARK_2011_Juramaia_life_reconstruction.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647070390852546434" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1.&lt;/span&gt; Fossile e ricostruzione dello scheletro e aspetto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Juramaia sinensis&lt;/span&gt; eseguita da Mark A. Klingler del &lt;a href="http://www.carnegiemnh.org/press/11-jul-sep/082511fossil.htm"&gt;Carnegie Museum of Natural History&lt;/a&gt;. Questo mammifero del Giurassico era di piccole dimensioni, il cranio preservato é lungo appena 22 millimetri (la lunghezza completa é sconosciuta per via delle parti mancanti). Dalla dentatura si presuppone che l´animale si cibava d'insetti e piccoli invertebrati, gli arti sono adatti per una vita arboricola e attiva (da &lt;a href="http://www.nature.com/nature/journal/v476/n7361/fig_tab/nature10291_F1.html"&gt;LUO et al. 2011&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-lVEnfYDrwNM/Tl5sbdijZCI/AAAAAAAADFg/ZFqqeKvTppI/s1600/LUOetal_2011_Juramaia_phylogeny.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 307px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-lVEnfYDrwNM/Tl5sbdijZCI/AAAAAAAADFg/ZFqqeKvTppI/s400/LUOetal_2011_Juramaia_phylogeny.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647070201811002402" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.2. &lt;/span&gt;Ricostruzione della filogenia dei maggiori gruppi di mammiferi, basandosi sulla &lt;a href="http://www.nature.com/nature/journal/v476/n7361/fig_tab/nature10291_F2.html"&gt;morfologia dei molari&lt;/a&gt; (che mostrano una cresta per la masticazione basale molto ampia a differenza dei mammiferi Metateri) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Juramaia&lt;/span&gt; è stata collocata alla base dei mammiferi Euteri (da &lt;a href="http://www.nature.com/nature/journal/v476/n7361/fig_tab/nature10291_F3.html"&gt;LUO et al.2011&lt;/a&gt;).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;LUO, Z.-X., YUAN, C.-X., MENG, Q.J. &amp;amp; JI, Q. (2011): &lt;a href="http://www.nature.com/nature/journal/v476/n7361/full/nature10291.html"&gt;A Jurassic eutherian mammal and divergence of marsupials and placentals.&lt;/a&gt; Nature 476: 442-445&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/08/juramaia-sinesi-fossile-aiuta-colmare.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-dBLnqAh4uOU/Tl5shRhGjBI/AAAAAAAADFo/ETPEBh_XloY/s72-c/LUOetal_2011_Juramaia_skeletal_reconstruction.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-2995763991768114963</guid><pubDate>Wed, 22 Jun 2011 20:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-06-22T13:12:15.219-07:00</atom:updated><title>Le scienze della terra nelle notizie: tra balena-volpe e il Tyrannosaurus che si é mangiato le cervella</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Nonostante il dato di fatto che le  scienze geologiche a paleontologiche dovrebbero svolgere un ruolo  importante nella nostra società - ricordiamo l´effetto devastante dei  terremoti su scala globale, su scala piú locale l´impatto di frane,  oppure i ripetuti tentativi del creazionismo italiano di spacciarsi come  scienza e di interpretare catastrofi naturali come giudizio divino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La  realtá mediatica é purtroppo spesso molto diversa - le notizie vengono  riportate come un miscuglio di ignoranza, mancato interesse e malintesi,  oppure adattate per promuovere scopi propri o politici. &lt;a href="http://storiadellageologia.blogspot.com/2011/06/le-scienze-della-terra-nelle-notizie.html"&gt;Leggi qui...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/06/le-scienze-della-terra-nelle-notizie.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-2167061711422113305</guid><pubDate>Sat, 19 Feb 2011 16:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-19T08:43:45.997-08:00</atom:updated><title>Il spirito dell´armadillo</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Un gruppo di ricercatori ha descrito il resto piú antico finora conosciuto di un genere di armadillo, la scoperta é avvenuta in materiale ritrovato 30 anni fa durante una spedizione in Bolivia e depositato nel museo di scienze naturali di Parigi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:arial;"&gt;La storia evolutiva del moderno ordine degli xenartri é ancora poco compresa, secondo l´analisi del DNA delle specie moderne la specifica sottofamiglia dei Tolypeutinae, a cui é stata attribuita la nuova specie fossile, si é separata dalle altre famiglie circa 26 milioni di anni fa, ma finora i resti fossili conosciuti raggiungevano al massimo una etá di 12 ai 14 milioni di anni.&lt;br /&gt;All´appello mancavano 15 milioni di anni della storia evolutiva del gruppo, una sorta di linea fantasma che &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;collegava i rari fossili all´ultimo comune antenato degli armadilli rilevato dalla genetica. Questa mistero ha anche suggerito il nome per il nuovo genere e specie che con 26 milioni di anni raggiunge l´eta sostenuta dai dati genetici - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Kuntinaru&lt;/span&gt;, che nel dialetto di Aymara, una lingua nativa delle Ande boliviani, significa "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spirito&lt;/span&gt;".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-xEYujWeEVuI/TV_xjU_rOjI/AAAAAAAAChY/o1iwM84mMeM/s1600/BILLETetal_2011_Kuntinaru.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 371px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-xEYujWeEVuI/TV_xjU_rOjI/AAAAAAAAChY/o1iwM84mMeM/s400/BILLETetal_2011_Kuntinaru.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5575440452941462066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1.&lt;/span&gt; I resti fossili di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Kuntinaru boliviensis gen and sp. nov., &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;ricoverati 30 anni fa ma riconosciuti importanti solo di recente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;BILLET, G.; HAUTIER, L.;MUIZON, de C. &amp;amp; VALENTIN, X. (2011): &lt;a href="http://rspb.royalsocietypublishing.org/content/early/2011/01/29/rspb.2010.2443.abstract"&gt;Oldest cingulate skulls provide congruence between morphological and molecular scenarios of armadillo evolution.&lt;/a&gt; Proc. R. Soc. B published online 2 February 2011:doi: 10.1098/rspb.2010.2443&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2011/02/il-spirito-dellarmadillo.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-xEYujWeEVuI/TV_xjU_rOjI/AAAAAAAAChY/o1iwM84mMeM/s72-c/BILLETetal_2011_Kuntinaru.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-7690749315859583463</guid><pubDate>Tue, 28 Dec 2010 17:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-29T02:57:09.492-08:00</atom:updated><title>Homo sapiens da quando?</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Secondo il modello in vigore la nostra specie &lt;span style="font-style: italic;"&gt;H. sapiens &lt;/span&gt;si sviluppó in Africa circa 200.000 anni fa e solo 100.000 anni fa  lascio questo continente per diffondersi nell´Asia (la teoria dell´"Out of Africa").&lt;br /&gt;Una scoperta nei sedimenti, datati a 200.000-400.000 anni, della caverna di Qesem in Israele ora potrebbe riscrivere questa ricostruzione.&lt;br /&gt;Secondo la ricerca pubblicata nel "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Am&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;erican Journal of Physical Anthropology&lt;/span&gt;" otto denti fossili recuperati dai sedimenti sono molto simili ai caratteri morfologici dei fossili di Skhul/Qafzeh, considerati  le piú antiche testimonianze di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;H. sapiens&lt;/span&gt; (ca. 110.000 anni, Israele) al di fuori del continente africano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TRoe_VWXFAI/AAAAAAAACVc/uqcV_JxidFk/s1600/HERSHKOVITZ_2010_01.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TRoe_VWXFAI/AAAAAAAACVc/uqcV_JxidFk/s400/HERSHKOVITZ_2010_01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5555787163726451714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1.&lt;/span&gt; Vista di alcuni dei denti recuperati nella caverna di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Qesem, datati a 200.000-400.000 anni. La loro attribuzione a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;H. sapiens&lt;/span&gt; al momento é dubbia, se confermata sarebbero i reperti piú antichi della nostra specie al di fuori dell´Africa (immagine da &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;HERSHKOVITZ et al. 2010).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TRoevROI5UI/AAAAAAAACVU/AllT9gn9GDM/s1600/HERSHKOVITZ_2010_02.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TRoevROI5UI/AAAAAAAACVU/AllT9gn9GDM/s400/HERSHKOVITZ_2010_02.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5555786887740319042" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.2.&lt;/span&gt; Vista della zona di scavi nella caverna di Qesem, nei pressi di Ha'ayin, ovest di Tel Aviv (Israele) (immagine da AP).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Se confermato, questo potrebbe significare che l´uomo moderno si é sviluppato probabilmente nel Medio Oriente, anziche Africa, prima di quanto si abbia pensato.&lt;br /&gt;Comunque altri esperti,  e gli autori stessi della ricerca, sono molto cauti - in alternativa  é possibile che i denti siano appartenuti alla linea evolutiva dell´uomo di Neandertal, che si é separata 700.000 anni fa da progenitori di  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;H. sapiens &lt;/span&gt;e i cui rappresentanti lascarono l´Africa anche prima. I denti recuperati non bastano per chiarire la questione, i ricercatori ora sperano di recuperare ulteriori fossili dai sedimenti per chiarire definitivamente l´appartenenza di specie.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;HERSHKOVITZ, I. et al. (2010): &lt;a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ajpa.21446/abstract"&gt;Middle pleistocene dental remains from Qesem Cave (Israel).&lt;/a&gt; American Journal of Physical Anthropology. Article first published online: 23 DEC 2010 DOI: 10.1002/ajpa.21446&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/12/homo-sapiens-da-quando.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TRoe_VWXFAI/AAAAAAAACVc/uqcV_JxidFk/s72-c/HERSHKOVITZ_2010_01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-5941698584132606887</guid><pubDate>Wed, 22 Dec 2010 20:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-22T12:17:23.649-08:00</atom:updated><title>Novità sugli Ominidi di Denisova</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;L´&lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/03/ominidi-di-denisova.html"&gt;annuncio nel febbraio 2010&lt;/a&gt; di  DNA mitocondriale ricavato da un osso fossile dalla Siberia era intrigante: la serie di nucleotidi non coincideva con nessuna delle specie di ominidi che si riteneva popolavano la zona 30.000 anni fa - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;H. sapiens&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;H. neanderthalensis.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt; &lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;Dopo i primi risultati si ha proseguito nella ricerca, cercando di ricavare materile genetico del nucleo delle cellule dallo stesso reperto. I ricercatori sono rimasti piacevolmente sorpresi, il materiale recuperato era estremenente puro, 70% del DNA (a differenze di una media di pochi percentili in casi analoghi) puó essere attribuito all´ominidi di Denisova.&lt;br /&gt;Gr&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;azie al materiale genetico si ha potuto avvalorare l´ipotesi che il nuovo ominide rappresenta un ceppo distinto che si é separato da un progenitore comune con l´uomo di Neandertal circa 300.000 anni fa.&lt;br /&gt;Inoltre paragonando la sequenza di DNA con dati dell´uomo moderno, si ha riscontrato somiglianze con popolazioni indigeni della Papua-Nuova Guinea - Indonesia.&lt;br /&gt;Il modello sviluppato su questi dati assume che l´ominide di Denisova si sia&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt; sviluppato prima nell´Asia centrale da un ominidi migrato dall´Africa. Qui due linee evolutive si sono separate - una ha portata all´uomo di Neandertal che si é concentrato sopratutto nell´Asia occidentale e Europa, l´altra linea evolutiva col tempo si é spostata verso oriente. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;La ricerca del DNA ha rilevato un ulteriore reperto fossile attribuito al nuovo ceppo umano, un grande molare, possibilmente di un ominide maschio, ha mostrato una sequenza genetica molto simile a quella del osso di falange esaminato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/S6zHggpt4KI/AAAAAAAABHQ/diNYvPedOBs/s1600/KRAUSEetal_2010_Denisova.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 368px; height: 231px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/S6zHggpt4KI/AAAAAAAABHQ/diNYvPedOBs/s1600/KRAUSEetal_2010_Denisova.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1.&lt;/span&gt; Albero filogenetico del DNA mitocondriale analizzato (cliccare sull´immagine per un ingrandimento), in colore grigio i 54 rappresentanti di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;H. sapiens &lt;/span&gt;moderno (di cui un individuo fossile), in blu i 6 individui di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;H. neanderthalensis&lt;/span&gt; e in rosso l'ominide di Denisova, sul lato destro la provenienza geografica del materiale analizzato (da KRAUSE et al. 2010). N.B.: Le immagini sono riprese dalla pubblicazione in risoluzione minore per soli scopi di discussione e didattica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;REICH. D. GREEN, R.E.; KIRCHER, M.; KRAUSE, J.; PATTERSON, N. et al. (2010): G&lt;a href="http://www.nature.com/nature/journal/v468/n7327/abs/nature09710.html"&gt;enetic history of an archaic hominin group from Denisova Cave in Siberia.&lt;/a&gt; Nature 468: 1053-1060&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;KRAUSE et al. (2010): The complete mitochondrial DNA genome of an unknown hominin from southern Siberia. Nature online publication 24 March 2010: doi:10.1038/nature08976&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/12/novita-sugli-ominidi-di-denisova.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/S6zHggpt4KI/AAAAAAAABHQ/diNYvPedOBs/s72-c/KRAUSEetal_2010_Denisova.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-7404739475959054202</guid><pubDate>Wed, 03 Nov 2010 10:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-03T03:52:42.485-07:00</atom:updated><title>Platearostrum hoekmani – un nuovo inusuale delfino pliocenico</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Dai sedimenti del Pliocene-Pleistocene affioranti in fondo al mare del nord è stata annunciata la scoperta di una nuova specie della famiglia dei delfini (è stata attr&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;ibuita preliminarmente ai Globicephalinae), &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Platalearostrum hoekmani &lt;/span&gt;caratterizzata da un rostro a forma di spatola (da cui il nome), la cui descrizione è stata  pubblicata dai ricercatori Klaas Post e Erwin Kompanje del Museo di Scienze naturali di Rotterdam nella riv&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;ista Deinsea.&lt;br /&gt;I resti parziali del cranio (perlopiù la parte superiore della mandibola sinistra) sono stati recuperati dal fondo marino nel novembre 2008 grazie alle reti usate dalla navi per la pesca di fondo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TNE86uHI8qI/AAAAAAAACAg/uO7idbKIeFU/s1600/POST_KOMPANJE_2010_Platearostrum_skull.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 313px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TNE86uHI8qI/AAAAAAAACAg/uO7idbKIeFU/s400/POST_KOMPANJE_2010_Platearostrum_skull.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535272396523106978" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1.&lt;/span&gt; Olotipto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Platearostrum hoekmani&lt;/span&gt; da POST &amp;amp; KOMPANJE 2010.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La conformazione inusuale della parte anteriore del rostro, ampia e curvata in su, formando una sorta di spatola, e la superficie ruvida dell’ osso, adatta ad attaccare tessuto muscolare, fa ipotizzare che l’ osso sosteneva una grande massa di tessuto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Mod&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;erni delfi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;ni possiedono una struttura in tessuto di grasso e fibroso nel muso, parte del loro sistema di ecolocalizzazione, usato come lente acustica per focalizzare i loro ultrasuoni, la ricostruzione attuale di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Platalearostrum&lt;/span&gt; assume in base alla conformazione dei resti scheletrici un melone partic&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;olarmente sviluppato, che si estendeva sopra ai lati delle mandibole formando un muso molto “gonfiato”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TNE9Vnlk88I/AAAAAAAACAo/0q9ctj00yZ8/s1600/POST_KOMPANJE_2010_Platearostrum.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 248px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TNE9Vnlk88I/AAAAAAAACAo/0q9ctj00yZ8/s400/POST_KOMPANJE_2010_Platearostrum.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535272858628191170" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.2&lt;/span&gt;. Ricostruzione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Platearostrum hoekmani&lt;/span&gt; da parte di  Remie Bakker pubblicata in POST &amp;amp; KOMPANJE 2010.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;POST, K. &amp;amp; KOMPANJE, E.J.O. (2010): &lt;a href="http://www.nmr.nl/nmr/pages/showPage.do?instanceid=16&amp;amp;itemid=9756&amp;amp;style=default"&gt;A new dolphin (Cetacea, Delphinidae) from the Plio-Pleistocene of the North Sea.&lt;/a&gt; Deinsea 14:1-14&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/11/platearostrum-hoekmani-un-nuovo.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TNE86uHI8qI/AAAAAAAACAg/uO7idbKIeFU/s72-c/POST_KOMPANJE_2010_Platearostrum_skull.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-6303172858373422203</guid><pubDate>Thu, 05 Aug 2010 09:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-05T02:47:23.071-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pubblicazioni</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Anatomia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Synapsida</category><title>Pakasuchus: Il "coccodrillo gatto"</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Dopo due anni di studi ricercatori dell’Università dell’Ohio hanno pubblicato la descrizione di una nuova specie di coccodrillo che mostra una peculiarità molto "mammaliana".&lt;br /&gt;Le somiglianze ritrovate hanno perfino indotto i paleontologi a designare la specie &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;con il termine swahili per "gatto” (Paka): &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pakasuchus kapilimai&lt;/span&gt; (anche se le due specie sistematicamente non centrano nulla – restiamo a osservare se i media generali capiranno il concetto). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFqDC-4DbAI/AAAAAAAABpc/n9HnPY4U7MQ/s1600/SATTLE_2010_Pakasuchus_reconstruction.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 140px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFqDC-4DbAI/AAAAAAAABpc/n9HnPY4U7MQ/s400/SATTLE_2010_Pakasuchus_reconstruction.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5501853982047562754" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1.&lt;/span&gt; Ricostruzione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pakasuchus kapilimai&lt;/span&gt; (National Science Foundation / Zina Deretsky).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fossile pressoché completo (soprattutto il cranio) dell'animale è stato scoperto nel 2008 sulle sponde di un fiume in un bacino secondario della Rift Valley africana, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rukwa Rift Basin nei pressi del lago Tanganica nello stato della Tanzania. I sedimenti fluviali da cui proviene il reperto sono datati a 105 milioni di anni, è hanno restituiti inoltre una grande varietà di altre specie di rettili, dinosauri e pesci (speriamo che in futuro s&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;entiremo altre novità di questo giacimento).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;I grandi coccodrilli moderni con i loro denti conici sono perfettamente adattati a catturare, trattenere e trascinare le loro prede, ma non a masticarla e processare il cibo già nella cavità orale. A differenza di essi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;, la nuova specie mostra molte peculiarità che ricordare tratti di mammiferi, era un animale piccolo e gracile, le placche ossee tipiche dei coccodrilli mostrano una riduzione per minimizzare la massa del corpo  e aumentare la sua mobilità e gli arti sono mo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;lto snelli in relazione al corpo, ma la più grande sorpresa paleontologica è la complessa dentizione che questa specie aveva sviluppato. Il numero complessivo dei denti è molto ridotto se comparata ai coccodrilli moderni, ma altamente specializzati con una pronunciata conformazione eterodonte  - i denti posteriori ricordano dei molari, sono ampi è le loro corone relative combaciano, formando come nei mammiferi delle placche capaci di tritare il cibo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFqC4QrPW7I/AAAAAAAABpU/PeV5STO6a9c/s1600/SATTLE_2010_Pakasuchus_skull.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 216px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFqC4QrPW7I/AAAAAAAABpU/PeV5STO6a9c/s400/SATTLE_2010_Pakasuchus_skull.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5501853797847096242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.2.&lt;/span&gt; Cranio di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pakasuchus kapilimai&lt;/span&gt;, che in un' primo momento ricorda  veramente il cranio di un sinapside, a parte che le aperture del cranio non coincidono  (AFP / National Science Foundation / John Sattle).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi è altri caratteri pongono la nuova specie tra o relativa al sottoordine dei  Notosuchia, un gruppo di “coccodrilliformi” diffuso tra i 110 agli 80 milioni di anni fa sul continente australe di Gondawana e relativi subcontinenti dal Cretaceo in poi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno sbalorditivo esempio di evoluzione convergente - secondo l'ipotesi preliminare formulata in base agli ultimi ritrovamenti, questi rettili si sono adattati sull’emisfero australe alle nicchie che nell’emisfero boreale erano occupati dai mammiferi: piccoli, ma agili predatori specializzati a inseguire e processare piccole prede come insetti e vertebrati di minore stazza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONNOR et al. (2010): &lt;a href="http://www.nature.com/nature/journal/v466/n7307/abs/nature09061.html"&gt;The evolution of mammal-like crocodyliforms in the Cretaceous Period of Gondwana.&lt;/a&gt; nature 466: 748-751&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/08/pakasuchus-il-coccodrillo-gatto.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFqDC-4DbAI/AAAAAAAABpc/n9HnPY4U7MQ/s72-c/SATTLE_2010_Pakasuchus_reconstruction.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-5331490597839360753</guid><pubDate>Sat, 31 Jul 2010 15:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-05T02:36:36.728-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pleistocene</category><title>Nuove specie di "ratto gigante" descritte dall´Indonesia</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ricercatori australiani hanno pubblicato l´immagine dei resti di una nuova specie di roditore fossile attribuita al genere &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: arial;"&gt;Coryphomys&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;, comparabile dalla morfologia con l´odierno genere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rattus,&lt;/span&gt; ma notevolmente piú grande con un peso stimato di 6 chilogrammi.&lt;br /&gt;I resti fossili, che comprendono in complessivo 11 nuove specie di roditori, provengono da scavi archeologici in sedimenti di caverne datati dai 1.000 ai 2.000 anni dell´isola di &lt;a href="http://magicstatistics.com/wp-content/pictures/maps/East_Timor.gif"&gt;Timor&lt;/a&gt;. &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L´eta molto recente di questi fossili nutre un cauto ottimismo: Secondo i ricercatori é possibile che alcune di queste specie, conosciute al momento solo allo stato fossile, si rivelino tuttora viventi nella foresta pluviale che ricopre ancora il 15% dell´isola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFRExYYB_wI/AAAAAAAABoE/6sRWrlP1GQc/s1600/Fossil_Easttimor.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 383px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFRExYYB_wI/AAAAAAAABoE/6sRWrlP1GQc/s400/Fossil_Easttimor.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5500096660073742082" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1.&lt;/span&gt; Comparazione dei resti fossili di &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: arial;"&gt;Coryphomys &lt;/i&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;con un cranio di ratto comune (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rattus rattus)&lt;/span&gt;, vista ventrale, immagine &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;AFP / CSIRO / Ken Aplin.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;I rappresentanti dei Murinae (il gruppo che comprende topi e ratti) piú grandi viventi sono attribuiti al genere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mallomys&lt;/span&gt;, endemico dell´Indonesia, e che in alcune specie possono raggiungere un peso di 2 chilogrammi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;APLIN et al. (2010): &lt;a href="http://www.bioone.org/doi/abs/10.1206/692.1"&gt;Quaternary Murid Rodents of Timor Part I: New Material of Coryphomys buehleri Schaub, 1937, and Description of a Second Species of the Genus. &lt;/a&gt;Bulletin of the American Museum of Natural History: 3411 DOI: 10.1206/692.1&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Video con esemplare di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mallomys&lt;/span&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="640" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3uP-kOPirdg&amp;amp;hl=de_DE&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/3uP-kOPirdg&amp;amp;hl=de_DE&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="420" height="320"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/07/archeologhi-descrivono-nuove-specie-di.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFRExYYB_wI/AAAAAAAABoE/6sRWrlP1GQc/s72-c/Fossil_Easttimor.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-1214563246094041558</guid><pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-30T04:12:43.996-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Se la scienza è matta</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Paleoumore</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Synapsida</category><title>Adotta un Dimetrodon!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFKxlYSJ6aI/AAAAAAAABmE/jSFwuv3hWM0/s1600/542px-Dimetrodon_BW.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 180px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFKxlYSJ6aI/AAAAAAAABmE/jSFwuv3hWM0/s200/542px-Dimetrodon_BW.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5499653350704671138" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Secondo un sondaggio condotto dalla rivista “nature” nel 2009 una percentuale di 63% degli giornalisti hanno usato dei blog come fonti o spunti per le loro notizie scientifiche (&lt;a href="http://www.nature.com/news/2009/090318/full/458274a.html"&gt;BRUMFIELD 2009&lt;/a&gt;).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Questo potrebbe essere uno sviluppo positivo considerando il crescente numero di ottimi &lt;a href="http://geoblogs.stratigraphy.net/"&gt;blog scientifici&lt;/a&gt; (prevalentemente inglesi), ma naturalmente nel paese dei cachi in ambito scientifico si sceglie una via “alternativa”. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Avevo segnalato 10 giorni fa un &lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/07/dimetrodon-is-not-dinosaur.html"&gt;post su un tipico blog di fuffa&lt;/a&gt;, già per se al limite del sopportabile in ambito paleontologico, ma comunque errori grossolani che penso si debba far risalire alla fonte originale, e non sorprende che sia l’ ANSA.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Difficile pensare che la “qualità” di tale fonte possa essere “sor(tto)passata”, ma purtroppo il sempre vigile &lt;a href="http://geomythology.blogspot.com/"&gt;Leonardo A.&lt;/a&gt; segnala una nuova &lt;a href="http://geomythology.blogspot.com/2010/07/adotta-un-dimetrodon-anche-tu-puoi.html"&gt;perla del giornalismo “scientifico” prodotta dal “Corriere della Sera”.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non c’e molta da aggiungere al commento e l’analisi di Leonardo, mi veniva da ridere per non piangere - questa “opera” di un giornale ufficiale (!) è perfino ancor a più scadente del post del blog privato (e da questo ne deduco dell’ ANSA) sopra menzionato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo a parte gli errori scientifici e grammaticali è in parte di un’infantilità sconcertante: r&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ettili con le ali grandi come un elefante&lt;/span&gt; (mi dispiace, alla veloce non ho a portata un pachiderma per la comparazione)  e che “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;urlano e balzano nell’aria&lt;/span&gt;”?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E se ci fosse ancora la remota speranza che l’autrice abbia almeno un dubbio e si informi prima di proseguire, ecco che segue questa frase che nella sua contraddizione è un paradosso di entità cosmica:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;“I pelicosauri, dinosauri dotati di una enorme vela dorsale (come quella del dimetrodonte),…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Che ironia della sorte (?), per usare questi termini e per l’immagine (vedi quella introduttiva del post) penso si debba aver fatto una breve ricerca su &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pelycosauria"&gt;Wikipedia&lt;/a&gt;, ma per coniare questa frase, che più errata non può essere, è necessario ignorare volutamente e completamente quello che c’ e scritto…é proprio vero, i blog sono più scientifici del giornalismo (sigh!).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;È infine mai, e  poi mai citare la fonte scientifica di certe notizie…&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dato che mi diletto di fare l’indovino, prevedo che presto leggeremo delle testate giornalistiche di questo stampo: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Il canguro e un animale Sudamericano.&lt;/span&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/07/adotta-un-dimetrodon.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TFKxlYSJ6aI/AAAAAAAABmE/jSFwuv3hWM0/s72-c/542px-Dimetrodon_BW.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-2999898953724502913</guid><pubDate>Fri, 16 Jul 2010 09:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-16T02:59:29.426-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Se la scienza è matta</category><title>Benvenuti nel paese dei puffi...</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/9/9c/Smurf1.gif"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 105px; height: 139px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/9/9c/Smurf1.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Dopo la mozzarella blu ecco i &lt;a href="http://www.repubblica.it/scienze/2010/07/15/news/neanderthal-5582078/?ref=HREC2-12"&gt;fossili blu&lt;/a&gt; - oramai il paese dei cachi fa parlare di se in ambito scientifico solo dalle bufale prodotte &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;in esso...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.nature.com/news/2010/100712/full/466306a.html"&gt;Ancient Italian artefacts get the blues.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"A mysterious blue sheen that is creeping over precious archaeological artefacts has sparked a political firestorm in Italy. Scientists are battling local authorities to save the damaged collection — and determine who is to blame.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:arial;" &gt;"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/07/benvenuti-nel-paese-dei-puffi.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-6841672556267310017</guid><pubDate>Fri, 16 Jul 2010 08:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-16T02:08:15.146-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Primates</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Oligocene</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Paleontologia generale</category><title>Fossile mette in dubbio la datazione della diversificazione principale nelle scimmie del Vecchio Mondo</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;I due rami evolutivi che hanno portata da un lato agli ominidi (&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hominoidea"&gt;Hominoidea&lt;/a&gt;), inclusi noi stessi, e dall’altro verso il gruppo dei moderni cercopitechi (&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cercopithecoidea"&gt;Cercopithecoidea&lt;/a&gt;) si sono separati più recentemente di quanto finora postulato.&lt;br /&gt;Questa nuova ipotesi di datazione si basa sul ritrovamento di un cranio parziale nell'odierna Arabia Saudita occidentale.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai resti frammentari conosciuti precedentemente e considerati intermedi tra i due gruppi, datati tra i 23 - 30 milioni di anni, si era concluso che la diversificazione sia avvenutoa come minimo tra i 30 ai 35 milioni di anni fa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i nuovi fossili, rinvenuti nel 2009 nella parte mediale della formazione geologica di Shumaysi, sono stati datati a un’età compresa  tra i 28 e 29 milioni di anni, e comprendono parti del cranio di un individuo maschile.&lt;br /&gt;I caratteri più distintivi, per la sua attribuzione a un antenato comune, sono un muso protruso, mancante delle cavità nasali laterali e dei grandi molari. Questi caratteri secondo gli autori della ricerca non coincidono con i fossili delle scimmie del Vecchio Mondo (&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scimmie_del_Vecchio_Mondo"&gt;Catarrhini&lt;/a&gt;) finora conosciute, è sembrano confermare l’attribuzione di questa specie nell’area di transizione dei due  grandi gruppi compresi nei Catarrini, che secondo la nuova ricerca si sono separati appena 28 milioni di anni fa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;a onblur="try  {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TEAeL48_UCI/AAAAAAAABi0/yzFS7ck5yI8/s1600/image-111183-galleryV9-fgem.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 265px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TEAeL48_UCI/AAAAAAAABi0/yzFS7ck5yI8/s400/image-111183-galleryV9-fgem.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5494424735007592482" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1&lt;/span&gt;. Il fossile rinvenuto…&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;a onblur="try  {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TEAd9rPKNTI/AAAAAAAABis/7yQ_CV9YpDU/s1600/image-111184-galleryV9-itvx.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 265px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TEAd9rPKNTI/AAAAAAAABis/7yQ_CV9YpDU/s400/image-111184-galleryV9-itvx.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5494424490807538994" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.2.&lt;/span&gt; ... è il geologo Mohammed Ali (uno degli autori della ricerca) davanti alla Formazione di Shumaysi in cui è avvenuto la scoperta (fonte per entrambi le immagini: University of Michigan / Museum of Paleontology / Iyad S. Zalmout).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ZALMOUT, I.S.; SANDERS, W.J.; MACLATCHY, L.M.; GUNNELL, G.F.; AL-MUFARREH, Y.A.; ALI, M.A.; NASSER, A.H.; AL-MASARI, A.M.; AL-SOBHI, S.A.; NADHRA, A.O.; MATARI, A.H.; WILSON, J.A. &amp;amp; GINGERICH, P.D. (2010): &lt;a href="http://www.nature.com/nature/journal/v466/n7304/abs/nature09094.html"&gt;New Oligocene primate from Saudi Arabia and the divergence of apes and Old World monkeys.&lt;/a&gt; Nature Vol. 466: 360–364 doi:10.1038/nature09094&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/07/fossile-mette-in-dubbio-la-datazione.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TEAeL48_UCI/AAAAAAAABi0/yzFS7ck5yI8/s72-c/image-111183-galleryV9-fgem.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-7715680216173898343</guid><pubDate>Sat, 10 Jul 2010 18:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-27T13:35:28.044-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Se la scienza è matta</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Synapsida</category><title>Dimetrodon  Is Not a Dinosaur !!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Tra affermazioni del giornalismo italiano che &lt;a href="http://fabristol.splinder.com/post/15212681/balene-volpi-e-copia-incollisti"&gt;le balene discendono da una volpe&lt;/a&gt;, che i &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/29/Enigma_alle_Maldive_atollo_per_co_9_100629020.shtml"&gt;s&lt;/a&gt;&lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/29/Enigma_alle_Maldive_atollo_per_co_9_100629020.shtml"&gt;quali balene sono di fatto mammiferi&lt;/a&gt;, ecco un´altra &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;perla del copia e incolla: &lt;a href="http://mysterium.blogosfere.it/2010/07/nuova-ricerca-le-creste-dei-dinosauri-servivano-ad-attirare-i-partner.html"&gt;citando un´ipotesi per spiegare l´evoluzione di creste nei "sauri", la notizia é accompagnata da un bell ´(?) esemplare di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dimetrodon. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ma nel testo si fa poi riferimento ai dinosauri !&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Prosegue poi la mischia allegra tra dinosauri, pterosauri, rettili-mammiferi, mammiferi-uccelli, mammiferi mammaliani e altro ancora.&lt;br /&gt;Una breve ricerca rivela che la notizia si sta &lt;a href="http://www.google.at/#hl=de&amp;amp;q=Nuova+ricerca%3A+le+creste+dei+Dinosauri+servivano+ad+attirare+i+partner&amp;amp;aq=f&amp;amp;aqi=&amp;amp;aql=&amp;amp;oq=&amp;amp;gs_rfai=&amp;amp;fp=5c5a92193132c8e2"&gt;diffondendo&lt;/a&gt; sui soliti siti dedicati alla &lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/05/carl-sagan-pronto-soccorso-antifuffa.html"&gt;fuffa&lt;/a&gt;. È un errore che potrebbe essere corretto con una breve ricerca: anche solo guardando su wikipedia: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dimetrodon &lt;/span&gt;é un &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pelycosauria"&gt;PELYCOSAURO&lt;/a&gt; (non essendo troppo pignolo) -  questo ulteriore esempio conferma - i &lt;a href="http://jurassicitalyblog.splinder.com/post/22858442/divulgazione-dinosauri-e-paleontologia-in-italia-prima-parte"&gt;blog  italiani dedicati al "debunking" della paleontologia giornalistica&lt;/a&gt; sono assolutamente necessari.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TDi5AK_EBhI/AAAAAAAABic/0cWNANGUq9E/s1600/yor15.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 278px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TDi5AK_EBhI/AAAAAAAABic/0cWNANGUq9E/s400/yor15.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492343158178317842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1. &lt;/span&gt;Ricostruzione di "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dimetrodon&lt;/span&gt;" dal film "&lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/04/hunter-from-future-1983.html"&gt;Yor&lt;/a&gt;".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TDi46P2l9OI/AAAAAAAABiU/B0deZDUy1l4/s1600/KENNETH_2009.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 342px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TDi46P2l9OI/AAAAAAAABiU/B0deZDUy1l4/s400/KENNETH_2009.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492343056405755106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.2.&lt;/span&gt; Filogenia semplificata dei Sinapsidi in relazione a mammiferi e dinosauri - notare che &lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2009/12/il-dente-e-il-mammifero-una-coppia.html"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dimetrodon&lt;/span&gt; é un sfenocodonte&lt;/a&gt;, é parente piú stretto di noi che dei dinosauri, figura presa da KENNETH 2009.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;KENNETH, D.A. (2009): &lt;a href="http://www.springerlink.com/content/w3u27142m0144433/"&gt;Dimetrodon Is Not a Dinosaur&lt;/a&gt;: Using Tree Thinking to Understand the Ancient Relatives of Mammals and their Evolution. Evo Edu Outreach 2: 257 - 271&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/07/dimetrodon-is-not-dinosaur.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TDi5AK_EBhI/AAAAAAAABic/0cWNANGUq9E/s72-c/yor15.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-6815109564473091582</guid><pubDate>Wed, 07 Jul 2010 14:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-07T12:26:08.182-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pubblicazioni</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Anatomia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Carnivora</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pleistocene</category><title>La tigre dai denti a sciabola: Il predatore perfetto si riconosce dalle sue ossa</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a style="font-family: arial;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e)  {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TDOJJpE7JXI/AAAAAAAABhc/vNZbdMZsqzQ/s1600/KNIGTH_1903_Smilodon.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 234px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TDOJJpE7JXI/AAAAAAAABhc/vNZbdMZsqzQ/s400/KNIGTH_1903_Smilodon.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490883169433101682" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1.&lt;/span&gt;  Una rappresentazione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Smilodon &lt;/span&gt;del 1903, esempio del lavoro pionieristico di Charles  R. Knight, figura da CHORLTON 1985.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Pochi predatori estinti sono noti al grande pubblicò come la tigre dai denti a sciabola, che viene ritenuta per le sue spettacolari zanne come  perfetto esempio di mammifero predatore.&lt;br /&gt;Ma lo studio della struttura e la forma delle zanne ha rivelato che possiedono una sezione ovale, è per questo, a differenza dei felini odierni, sono inadeguato a sopportare le forze di una preda che lotta per liberarsi dal morso del predatore (McHENRY et al. 2007). Secondo questo modello, per evitare una frattura dei canini, era necessario per questi predatori di gestire e immobilizzare la preda il più efficacemente possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confrontando radiografie della tigre dai denti a sciabola, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Smilodon fatalis&lt;/span&gt;, del leone americano, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Panthera atrox&lt;/span&gt;, e di 28 specie di felini moderni, una ricerca pubblicata di recente (MEACHEN-SAMUELS et al. 2010) ha osservato effettivamente che gli omeri degli arti anteriori di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;S. fatalis &lt;/span&gt;erano molto più spessi in relazione alla loro lunghezza, e la corteccia ossea esterna era più sviluppata in confronto a tutti gli altri felini studiati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla base di queste osservazioni, la ricerca deduce che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Smilodon&lt;/span&gt; era un predatore potente che differisce dai felini esistenti nella sua maggiore capacità di sottomettere la preda usando gli arti anteriori. Questo sviluppo e la risultante forza maggiore degli arti anteriori faceva parte di un complesso adattamento guidata dalla necessità di minimizzare la durata e l’ entità della lotta per sopraffare la preda, al fine di proteggere gli allungati canini e di posizionare accuratamente il finale morso letale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Bibliografia:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;CHORLTON, W. (ed) (1985): Ice Ages (Planet Earth).  Time-Life Books: 176&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;MEACHEN-SAMUELS,  J.A. &amp;amp; VALKENBURGH, B. van (2010): &lt;a href="http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0011412"&gt;Radiographs  Reveal Exceptional Forelimb Strength in the Sabertooth Cat, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Smilodon fatalis&lt;/span&gt;.&lt;/a&gt; PLOS One 5(7):  e11412. doi:10.1371/journal.pone.0011412&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;McHENRY, C.R.; WROE, S.; CLAUSEN, P.D:; MORENO, K. &amp;amp;  CUNNINGHAM, E. (2007): &lt;a href="http://www.pnas.org/content/104/41/16010.abstract"&gt;Supermodeled  sabercat, predatory behavior in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Smilodon&lt;/span&gt;  fatalis revealed by high-resolution 3D computer simulation. &lt;/a&gt;PNAS  Vol. 104(41):   16010-16015&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/07/la-tigre-dai-denti-sciabola-il.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TDOJJpE7JXI/AAAAAAAABhc/vNZbdMZsqzQ/s72-c/KNIGTH_1903_Smilodon.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-8121509561291844239</guid><pubDate>Thu, 01 Jul 2010 12:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-01T06:09:58.001-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ungulata</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Anatomia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Miocene</category><title>L. melvillei: Una nuova inusuale balena del Miocene sudamericano</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Quando furono trovati i primi fossili nel deserto del Perù i ricercatori pensarono alle zanne di un elefante, ma i resti parziali del cranio e i denti  sono risultati appartenere a una balena del Miocene (ca.12-13Ma) lunga fino a 14m. I fossili sono stati scoperti nel 2008 nel deserto di Pisco-Ica, nel sud del Perù, e ora descritti e pubblicati in un articolo nella rivista “Nature”. Tra i resti frammentari, spuntano la mandibola e i 29 denti, che  raggiungono una lunghezza fino a 40cm e una larghezza di 12cm, i più grandi denti di balena finora conosciuti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;a onblur="try  {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TCyQelOJkNI/AAAAAAAABg0/1tuWgWzZzZ0/s1600/LAMBERTetal_2010_Leviathan.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 236px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TCyQelOJkNI/AAAAAAAABg0/1tuWgWzZzZ0/s400/LAMBERTetal_2010_Leviathan.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488920900919726290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.1&lt;/span&gt;. Rappresentazione schematica dei resti ricuperati, cranio in vista dorsale (a) e ventrale (b), mandibola in vista dorsale (c), vista laterale della mandibola attaccata al cranio(d), e-g dentatura di L. melvillei, h+i dentatura di capodoglio attuale, figura da LAMBERT et al. 2010.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nuova specie, che rappresenta anche un nuovo  genere, è stata provvisoriamente denominata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Leviathan melvillei&lt;/span&gt;, il nome del genere è ispirato al racconto del mostro marino mitologico nella Bibbia e la specie è un tributo all’autore Melville, conosciuto per il suo racconto su di Moby-Dick. Secondo &lt;a href="http://svpow.wordpress.com/2010/06/30/is-the-new-miocen-sperm-whale-leviathan-validly-named/"&gt;contestazioni al momento non ancora ufficiali&lt;/a&gt; la denominazione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Leviathan&lt;/span&gt; però è già occupato per un genere di proboscidato nordamericano (KOCH 1841).&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la ricerca l’animale è paragonabile con il comune capodoglio (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Physeter macrocephalus&lt;/span&gt;), il più grande odontocete esistente, è la dentatura conferma che si doveva trattare di un predatore specializzato per grosse prede. Moderni capodogli possiedono denti relativamente piccoli, dato che preferiscono cibarsi di grandi cefalopodi, che più che azzannare lì “risucchiano”. Data la grandezza nella mole e nella dentatura della nuova specie, si specula che tra le prede abituali si trovavano anche balene più piccole, che con le loro riserve di grasso sarebbero bastate per il fabbisogno del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Leviathan&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TCugZbpYRMI/AAAAAAAABgs/g8OWL9lwTUY/s1600/Leviathan+melvillei.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 315px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TCugZbpYRMI/AAAAAAAABgs/g8OWL9lwTUY/s400/Leviathan+melvillei.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488656929659569346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fig.2. &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Ricostruzione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Leviathan melvillei&lt;/span&gt; durante l’atto di prelazione su una balena di dimensioni minori, data la frammentarietà dei resti del cranio l’aspetto è speculativo e si basa soprattutto sulla presunta relazione con l’attuale capodoglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LAMBERT, O.; BIANUCCI, G.; POST, K.; DE MUIZON, C.; SALA-GISMONDI, R.; URBINA, M. &amp;amp; REUMER, J. (2010): The giant bite of a new raptorial sperm whale from the Miocene epoch of Peru. Nature Vol. 466: 105-108 doi:10.1038/nature09067&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/07/l-melvillei-una-nuova-inusuale-balena.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TCyQelOJkNI/AAAAAAAABg0/1tuWgWzZzZ0/s72-c/LAMBERTetal_2010_Leviathan.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-1936380655983434517</guid><pubDate>Wed, 23 Jun 2010 19:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-23T12:13:20.855-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Primates</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Anatomia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Pleistocene</category><title>Kadanuumuu - il grande</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Dall’Etiopia arriva la notizia del ritrovamento di ossa di gigante - un gigante per l’epoca in cui viveva.&lt;br /&gt;Archeologi hanno pubblicato la ricerca condotta sui resti di un esemplare maschio di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/04/il-genere-australopithecus.html"&gt;Australopithecus&lt;/a&gt; afarensis &lt;/span&gt;con un'altezza di 1,52m, 40cm più alto della celebre Lucy, anch’ essa appartenente alla stessa specie. Il fossile è stato denominato appropriatamente Kadanuumuu, che nella lingua degli Afar vuole dire "grande uomo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il reperto è stato dissotterrato nel 2005 nella regione dell’Afar (Etopia), è datato a 3,58 milioni di anni. Questa età si colloca tra &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ardipithecus &lt;/span&gt;(4,4Ma), considerato uno degli ominidi più antichi finora conosciuti, ma la cui relazione evolutiva al genere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Australopithecus &lt;/span&gt;non è chiara,  e Lucy, più giovane di 400.000 anni.&lt;br /&gt;Il fossile di Kadanuumuu grazie alla preservazione di molte ossa postcraniali finora mancanti nelle ricostruzioni dei Australopithechi ha riconfermato &lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/03/postura-erettanon-e-un-carattere.html"&gt;studi anatomici e biomeccanici condotti in precedenza&lt;/a&gt; su altri fossili di Australopithecus. Il genere poteva camminare eretto su due piedi in modo efficace e molto simile all’uomo moderno già 3,6 milioni di anni fa. I nuovi fossili inoltre mostrano una evoluzione delle proporzioni del torace e degli arti inferiori in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A. africanus&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;L'allungamento degli arti è un adattamento a una camminata potente è veloce, è conferma che questi adattamenti, insieme a altri, per la camminata bipede sono caratteri molto antichi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SELASSIE, Y.H.; LATIMER, B.M.; ALENE, M.; DEINO, A.L.; GILBERT, L.; MELILLO, S.M.; SAYLOR, B.Z.; SCOTT, G.R. &amp;amp; LOVEJOY, C.O. (2010): &lt;a href="http://www.pnas.org/content/early/2010/06/07/1004527107.abstract"&gt;An early Australopithecus afarensis postcranium from Woranso-Mille, Ethiopia.&lt;/a&gt; PNAS online June 21 doi: 10.1073/pnas.1004527107&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/06/kadanuumuu-il-grande.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-6769595547723434603</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2010 14:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-22T07:46:10.713-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Primates</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><title>La guerra degli scimpanzé</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Si riuniscono per la battuta di caccia e poi attaccano i più vulnerabili, scimpanzé tendono a mostrare violenza eccessiva contro altri gruppi, fino all’uccisione di individui estranei. Un possibile motivo? Competizione per cibo e conquista di nuovi territori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Già Jane Goodall ha descritto la scena, perlopiù scimpanzé maschi si riuniscono per perlustrare i confini del loro territorio, sistematicamente sconfinano nel territorio di altri gruppi e attaccando e uccidendo gli individui che incontrano, fino all’annientamento completo dell’altro gruppo, un comportamento di una ferocità rara nel regno animale. Secondo una ricerca pubblicata nella rivista "Current Biology" dietro a questo comportamento c’è un fine molto preciso, conquistare nuove terre e risorse.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Per la loro ricerca i primatologi hanno osservato gli scimpanzé nel Parco Nazionale di Kibale in Uganda. Il gruppo di scimpanzé di Ngogo consiste di 150 individui, un gruppo straordinariamente grande.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; I ricercatori sono stati in grado di documentare 18 campagne di “guerra” contro gruppi di scimpanzé che vivono nelle vicinanze. In ognuno di questi attacchi è stato ucciso almeno un animale del gruppo avversario.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Circa due uccisioni nel corso di un anno possono seriamente compromettere un gruppo piccolo di scimpanzé, il cui numero medio si aggira sui 20 individui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Gli attacchi avvengono sempre in modo simile, fino a trenta individui di Ngogo, la stragrande maggioranza è composta da maschi, ma si sono osservati anche femmine, si avventa nel territorio straniero, alla ricerca degli individui più deboli, soprattutto femmine con i loro piccoli o individui giovani. In un caso si è osservato che il gruppo di attaccanti ha cercato per più di mezz’ ora a strappare un neonato a sua madre, ferendolo mortalmente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Finora non era completamente chiaro perché gli scimpanzé mostrano questo atteggiamento, si assumeva una cosa simile all’invidia o lotta per le risorse, ma l’attuale ricerca ha dimostrato che il gruppo vincente ha effettivamente preso in possesso il territorio liberatosi, sia che gli individui estranei sono stati tutti uccisi, sia che hanno scelto di ritirarsi definitamente. Il grande gruppo di Ngogo con questa tattica di intimidazione è riuscito a ampliare il suo territorio negli anni passati per il 22 per cento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MITANI, J.C.; WATTS, D.P. &amp;amp; AMSLER, S.J. (2010): &lt;a href="http://www.cell.com/current-biology/abstract/S0960-9822%2810%2900459-8"&gt;Lethal intergroup aggression leads to territorial expansion in wild chimpanzees.&lt;/a&gt; Current Biology, Vol. 20(12): R507-R508 doi:10.1016/j.cub.2010.04.021&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/06/la-guerra-degli-scimpanze.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-1855182813996089758.post-8484519519359840749</guid><pubDate>Thu, 17 Jun 2010 09:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-17T05:47:33.447-07:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Ultime notizie</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Anatomia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Tafonomia</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>Paleontologia generale</category><title>Identificate tracce di denti di mammifero su ossa del Cretaceo (tra cui di dinosauro)</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TBntr0cLFTI/AAAAAAAABdc/tMqvC8uVwc4/s1600/Mammal_gnaw.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483675358367257906" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: pointer; HEIGHT: 335px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TBntr0cLFTI/AAAAAAAABdc/tMqvC8uVwc4/s400/Mammal_gnaw.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;Fig.1.&lt;/span&gt; Le tracce identificati come probabili segni di un mammifero che ha rosicchiato l’osso&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;, da MUZZIN 2010.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;In un comunicato di stampa provvisorio dell'Università di Yale viene annunciata la notizia che nella rivista "&lt;a href="http://www3.interscience.wiley.com/journal/118531917/home?CRETRY=1&amp;amp;SRETRY=0"&gt;Paleontology&lt;/a&gt;" paleontologi hanno pubblicato la scoperta di impronte di denti di mammiferi su diverse ossa, tra cui anche di dinosauro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; S&lt;span style="font-family:arial;"&gt;e confermato, queste sono le più antiche testimonianze di questo tipo di &lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/06/sulle-orme-dellichnologia-italiana.html"&gt;ichnotraccia &lt;/a&gt;identificato finora.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Nicholas Longrich, dell'Università di Yale, è Michael J. Ryan, del Cleveland Museum of Natural History, hanno riscoperto varie ossa nella collezione dell' Università dell' Alberta e del Royal Tyrrell Museum, è altre ancora durante una campagna di scavi nella provincia di Alberta.&lt;br /&gt;Tutti i fossili provengono da sedimenti del Cretaceo, i segni sono stati trovati su un femore di &lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Champsosaurus &lt;/span&gt;(rettile aquatico), su una costola di dinosauro (Hadrosauria/Ceratopsia indet.), femore di presunto ornithischio e su una mandibola di un marsupiale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L' attribuzione dei segni a dei mammiferi multitubercolati viene supposta sulla base di due solchi paralleli tra di loro, simile alla conformazione di due incisivi paralleli, caratteristica conosciuta solo dai mammiferi in quel periodo. Molte ossa mostrano multipli segni disposti in fila sulla circonferenza dell' osso.&lt;br /&gt;I paleontologi assumono che le ossa sono state &lt;a href="http://paleomammiferi.blogspot.com/2009/12/dinosauri-mangiati-da-mammiferi.html"&gt;rosicchiate non per scarnificarli&lt;/a&gt;, ma per il loro contenuto di minerali e per soddisfare il bisogno alimentare supplementare dell' animale in questione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Risorsa:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MUZZIN, S.T. (2010): &lt;a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-06/yu-dml061610.php"&gt;Dinosaur-chewing mammals leave behind oldest known tooth marks.&lt;/a&gt; Online 16.06.2010, consultato 17.06.2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://paleomammiferi.blogspot.com/2010/06/identificate-tracce-di-denti-di.html</link><author>noreply@blogger.com (David Bressan)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_tGHzOEp3UKA/TBntr0cLFTI/AAAAAAAABdc/tMqvC8uVwc4/s72-c/Mammal_gnaw.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>